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I portali di prenotazione per locazioni brevi devono riscuotere e versare la cedolare secca. Lo ha stabilito oggi il Consiglio di Stato con la sentenza n. 9188/2023 che recepisce le indicazioni in tal senso della Corte di Giustizia europea. I giudici della CGUE, infatti, si erano pronunciati in tal senso lo scorso 22 dicembre.
La sentenza di oggi soddisfa Federalberghi, che commenta: “Confidiamo che il pronunciamento del Consiglio di Stato metta la parola fine a una telenovela che si trascina da più di sei anni, durante i quali Airbnb si è appigliato a ogni cavillo pur di non rispettare le leggi dello Stato”.
E ancora: “Federalberghi è intervenuta nel giudizio al fianco dell'Agenzia delle Entrate per promuovere la trasparenza del mercato, nell'interesse di tutti gli operatori, perché l'evasione fiscale e la concorrenza sleale danneggiano tanto le imprese turistiche tradizionali quanto coloro che gestiscono in modo corretto le nuove forme di accoglienza”.
La Federazione conclude chiedendo “che si proceda celermente all’aggiornamento delle norme che disciplinano la materia” degli affitti brevi. “Occorrono regole, controlli e sanzioni, per tutelare i clienti, i lavoratori, i cittadini e le imprese”.
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