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31 Luglio 2023

Per una famiglia su 5 l'acquisto della casa è un miraggio

di Maurizio Cannone, direttore Monitor

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Da una parte l’aumento dei prezzi delle abitazioni, ma quasi sempre solo se si parla di zone centrali delle grandi città, dall’altra il rialzo dei tassi dei mutui e i redditi falcidiati dall’inflazione.

Una realtà che si scontra con la narrazione delle case green, con ampi spazi verdi, che consentono di lavorare da casa.

La realtà fotografata da Nomisma nel suo 16° osservatorio sulla finanza per l’immobiliare

considera due diversi tipi di universi familiari per le quali la casa è una priorità assoluta:

 

-famiglie-mono che comprendono le esperienze familiari unipersonali, ovvero persone sole con meno di 45 anni oppure di età compresa tra i 45 e i 69 anni o di 70 anni o più o, ancora, genitore solo con figli;

 

-famiglie-pluri, ovvero famiglie con figli minori, famiglie con persone non autosufficienti, famiglie ‘sandwich’ (impegnate sia nella cura dei figli e sia dei genitori anziani) e famiglie numerose.

 

 

Tra le famiglie numerose oltre 1 su 5 dichiara di non avere i requisiti per l’accesso al credito (il 21,1% del totale), un valore quasi triplo rispetto al 7,5% della media del campione. Percentuali più alte rispetto alla media si registrano anche per le famiglie con figli minori (13,1%) e persone sole under 45 (10,7%).

 

Un dato che contribuisce a spiegare la flessione della propensione all’acquisto di abitazioni nei prossimi mesi da parte degli italiani, che coinvolge il 12% delle famiglie rispetto al 13,3% registrato nel 2022, confermando le incertezze emerse sulle prospettive future che riguardano, in particolare, il perimetro familiare. L’indagine evidenzia, in controtendenza rispetto alla precedente edizione, una minore propensione da parte delle famiglie intenzionate ad acquistare un’abitazione ricorrendo all’accensione di un mutuo, passando dall’83% nel 2022 al 78% nel 2023.

 

Negli ultimi 12 mesi i comportamenti delle famiglie italiane in relazione all’acquisto di una casa mostrano alcune tipizzazioni: le famiglie-pluri hanno presentato un grado di attivazione maggiore sul fronte dell’acquisto, con un protagonismo rinforzato da parte delle ‘famiglie sandwich’ e da quelle con persone non autosufficienti.

Tra le famiglie-mono, invece, sono i nuclei composti da persone sole under 45 ad aver mostrato un maggior dinamismo di acquisto.

 

Non essendo però il sistema Paese riuscito a programmare per tempo una offerta adeguata per far fronte a una maggiore e più attenta richiesta abitativa, specialmente in termini di social housing, molte famiglie restano intrappolate nell’affitto, che spesso può diventare una concausa di povertà a fronte di repentini mutamenti familiari (tra i quali l’aumento dei componenti del nucleo familiare, la presenza di un disabile o di un familiare non autosufficiente, la separazione familiare, la contemporanea gestione dei figli e di genitori anziani, etc) e dell’aumento dei canoni di locazione, che specie nelle grandi città ha raggiunto livelli non facilmente sostenibili rispetto alla capacità reddituale delle famiglie. Al riguardo, la quota di famiglie che prevedono nei prossimi 12 mesi di poter trovare difficoltà nel regolare pagamento del canone di locazione si è ampliata dal 31,4% al 34,8% delle famiglie in affitto.

 

Proprio i maggiori rischi di insolvenza e le logiche di mercato - condizionate anche dal fenomeno degli affitti brevi – stanno inducendo sempre più proprietari a una minore propensione alla locazione tradizionale: solo nell’ultimo anno è passata dal 17,7% al 10,5% la quota di soggetti che prevede di dare in locazione le proprie abitazioni con affitti a medio termine, allineandosi alla componente rivolta agli affitti brevi (pari al 10,2%).

 

Riguardo alle motivazioni che sorreggono il mercato dell’affitto, l’indagine di Nomisma ha confermato anche quest’anno come la locazione rappresenti l’unica opzione percorribile per il 56% delle famiglie, a causa della mancanza di risorse economiche sufficienti per poter accedere al mercato della compravendita. A questo gruppo si affianca un altro 15% di famiglie per le quali l’affitto è una situazione temporanea, in attesa che si creino le condizioni per poter accedere al mercato della compravendita, e un altro gruppo che valuta la proprietà non conveniente (13% del totale), oppure che considera tale opzione in ragione di motivazioni familiari o esigenze lavorative e di studio (8,3% delle famiglie).

In sintesi, l’indagine conferma la presenza di due diverse e distinte componenti: in 1 caso su 3 l’affitto è una scelta motivata da esigenze familiari e lavorative; la seconda, che esprime la maggioranza delle famiglie, considera l’affitto una soluzione temporanea oppure obbligata perché non sussistono le condizioni economiche per acquistare un’abitazione.

 

Per gli affitti, sono le persone sole al di sotto dei 45 anni quelle caratterizzate da elevato interesse, affiancate dalle famiglie sandwich e da quelle numerose.

 

“Dall’indagine emerge in modo chiaro come sia ormai indispensabile immaginare un accompagnamento delle famiglie da parte di figure capaci di leggere contemporaneamente i nuovi bisogni sociali e le traiettorie del mercato dell’abitare. Se il 2023 può infatti essere considerato l’inizio della metafora della ‘casa-impossibile’, è necessario che gli attori pubblici e privati, finanziari e sociali, gestori e investitori, si sentano chiamati in causa per dare una risposta concreta a una vera e propria emergenza nazionale, attivandosi per promuovere strumenti innovativi e di sostegno necessari ad avviare un percorso verso un abitare evoluto. La sfida per i prossimi anni sarà, pertanto, quella di costruire soluzioni dedicate e una proposta di accesso al credito molto più sartoriale in relazione alle diverse condizioni familiari, in alcuni casi anche integrata da una proposta di gestione degli immobili e sostenuta da nuovi strumenti pubblici di garanzia del credito in grado di abbassare gli scaloni in ingresso per le famiglie. Senza dimenticare il mondo della locazione per garantire una risposta adeguata alle famiglie che sembrano pagare di più l’incertezza rispetto al futuro” – conclude Nomisma.

 

 

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