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2 Febbraio 2022

Abi-Cerved: Npl attesi in rialzo tra le microimprese e nei servizi (Report)

di red

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I crediti deteriorati delle imprese, nel 2022, senza le misure di sostegno pubblico torneranno a salire ai massimi dal 2016, per poi ripiegare nel corso del 2023. È la stima che emerge dall'ultimo outlook sui crediti deteriorati di Abi-Cerved. 

La revoca delle moratorie, la riduzione delle garanzie del Fondo Centrale sui finanziamenti per la liquidità e il rientro dal regime temporaneo di aiuti di stato, secondo il rapporto, potrebbero tradursi in un aumento del rischio di insolvenza. 

La previsione per quest'anno è di un aumento dei tassi di deterioramento delle imprese di 1,7 punti percentuali al 3,8% ai livelli più alti dal 2016 per poi attestarsi nel 2023 su una percentuale più bassa. 

La previsione di Abi-Cerved è esposta a rischi al ribasso, ossia un maggiore tasso di deterioramento nel caso in cui ci siano nuove ondate della pandemia o la risalita dell'inflazione limiti le prospettive di ripresa. Nell'outlook Abi e Cerved ipotizzano un Pil in crescita del 4,8% nel 2022, sopra le stime più recenti della Banca d'Italia, e un +6% per il 2021 che è invece inferiore alle ultime previsioni del Governo (+6,5%).

Nel biennio di previsione dell'outlook Abi-Cerved, il peggioramento di quest'anno sarà temporaneo: già nel 2023, il tasso di deterioramento è atteso in diminuzione al 3,3%, percentuale di poco superiore ai livelli pre-Covid del 2019 (2,9%) ma distante dai picchi raggiunti con la precedente crisi nel 2012 (7,5%). 

Secondo i curatori del rapporto il problema sono le regole europee sulla definizione di default che non favorisce l'intervento del creditore a favore del debitore.

Se un piano di ristrutturazione produce una riduzione dei flussi di cassa attesi di oltre l'1% quel credito per la banca va classificato come Npl. Si tratta di una norma che non favorisce l'intervento delle banche nelle rinegoziazioni, a sottolinearlo sono gli addetti ai lavori, che auspicano un dibattito in Europa che porti a una modifica.

Il rapporto Abi-Cerved stima una crescita dei flussi di nuovi crediti deteriorati per tutte le classi dimensionali di impresa. Per le micro ci si attende l'incremento dei tassi di deterioramento più pronunciato nel 2022 (dal 2,2% al 4%), con un calo nell'anno successivo che le porterà al 3,6%. In aumento anche i nuovi crediti in default delle imprese classificate piccole al 2,9% quest'anni dall'1,4% del 2021 per poi attestarsi al 2,3% nel 2023.

Le imprese medie e grandi che già nel 2021 avevano registrato una crescita dei nuovi crediti in default, faranno osservare rialzi dei tassi meno marcati. Le medie si porteranno al 2,8% nel 2022 chiudendo all'1,9% nel 2023, mentre le grandi passeranno dall'1,1% al 2,4%, per poi calare all'1,5% su livelli di poco superiori al pre-Covid. 

Dal rapporto emerge il ritrovato stato di salute delle imprese del comparto delle costruzioni. 

Nel 2022 la crescita dei tassi di deterioramento interesserà tutti settori dell'economia italiana e al termine del periodo di previsione i tassi risulteranno più alti rispetto ai livelli pre-Covid in tutti i settori, eccetto le costruzioni e l'agricoltura.

L'edilizia risulta il comparto che nel prossimo biennio sarà meno penalizzato in termini di aumento dei tassi, con i nuovi crediti in default che saliranno al 3,6% nel 2022, dal 2,2%, per poi calare lievemente nel 2023 (3,5%), un dato, quest'ultimo, che si pone ai minimi della serie storica. 

Dall'analisi dei singoli comparti emerge poi che i servizi, colpiti di più dalla pandemia, avranno il rialzo più pronunciato dei nuovi crediti in default, diventando nel 2023 il settore con i tassi di deterioramento più alti. L'incidenza dei nuovi deteriorati delle imprese dei servizi è stimato al 4% alla fine dell'anno, per poi calare lievemente nel 2023 (3,7%), a livelli superiori di quasi un punto rispetto al 2019 (2,8%).

Andrea Mignanelli, amministratore delegato di Cerved: "I crediti deteriorati delle imprese torneranno ad aumentare. Ci aspettiamo però impatti moderati sulla nostra economia perchè, diversamente dal passato, esiste un mercato maturo in grado di gestire i volumi di Npl attesi".

Giovanni Sabatini, Direttore Generale dell'Abi: “I dati presentati mostrano che il rischio di credito, seppur in crescita, è gestibile e atteso restare significativamente inferiore a quanto sperimentato in passato. Tuttavia, finche permarrà l'attuale fase di forte incertezza, è cruciale che non si interrompano gli interventi a sostegno delle imprese. Ciò significa, in particolare, favorire le rinegoziazioni per rendere sostenibile il debito delle imprese, e agevolarne la ricapitalizzazione per ribilanciarne la struttura finanziaria”.

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