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Negli ultimi 5 anni i canoni di affitto delle abitazioni sono scesi in media del 12,5%, mentre quelli dei negozi sono crollati addirittura del 26%. Nel complesso, hanno tenuto invece i prezzi degli uffici (-0,4%), comunque già molto penalizzati negli scorsi anni.
Sono i dati del Rapporto sulle locazioni 2014 elaborato da Solo Affitti con il supporto scientifico di Nomisma. Nei primi 9 mesi del 2014 le flessioni maggiori si sono registrate a Bari e a Venezia-Mestre, che segnano rispettivamente -9,8% e -7,7%. Più contenuto il calo a Roma e Perugia (-5,5 e -5,6%), mentre la caduta dei prezzi frena a Firenze (-0,6%), Bologna (-0,3%) e Napoli (+0,5%).
L’eccezione principale è rappresentata da Milano con il suo +6,7% dovuto all’effetto Expo. Qui gli appartamenti più richiesti sono bilocali e trilocali che si trovano nelle zone centrali e in quelle ben servite dai mezzi pubblici. Molti i proprietari che cercano di far coincidere la scadenza dei contratti con la fine di dicembre 2014, per sfruttare appieno il periodo successivo dell’Esposizione Universale. Diverse società richiedono inoltre a Solo Affitti di affittare uffici con contratti di breve periodo o anche in condivisione con altri operatori.
Con un canone medio di 894 euro, Milano si conferma come la città più cara, mentre gli alloggi più economici si trovano a Perugia (363 euro).
Per quanto riguarda i tipi di contratti, il dato più significativo è la crescita di quelli a canone concordato che è passata dal 24,4% al 37,1%. I contratti liberi 4+4 sono invece scesi dal 45,1% del 2013 al 39,8% di quest’anno. In diminuzione anche i contratti transitori, che passano dal 28,9% del 2013 al 20,9% dei primi nove mesi del 2014.
Va anche rilevato che a Milano e Napoli il mancato rinnovo degli accordi territoriali tra comuni e associazioni di inquilini e proprietari limita l’utilizzo del canone concordato; di conseguenza i proprietari possono solo sfruttare la tassazione cedolare al livello del 21% e gli inquilini non possono usufruire dei canoni calmierati. In quasi 9 nuovi contratti su 10 (87%) viene preferita la cedolare secca.
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