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19 Giugno 2026
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Il varo del decreto sugli affitti brevi denominato Airbnb, non fa altro che aumentare le incombenze che gravano sugli agenti immobiliari, che si trovano ancora una volta ad essere impiegati al servizio della Pubblica Amministrazione.
Dopo le nome antiriciclaggio, quelle sull’obbligo di registrazione delle scritture private, quelle sulla verifica puntuale della corrispondenza tra le planimetrie e lo stato di fatto degli immobili, quelle sull’esposizione della fattura dei compensi nell’atto pubblico, ecco “l’ultima novità” che impone all’agente immobiliare abilitato, l’onere di trattenere negli affitti brevi, la c.d. cedolare secca del 21%, e di versarla poi all’Erario.
Il fenomeno che in teoria nasce per frenare l’evasione generata dai portali internazionali, Airbnb appunto, si trasformerà di fatto, nello strumento per evadere sia come dichiarazione di canoni, ma soprattutto comporterà un minor ricorso, da parte del cittadino al servizio offerto dalle agenzie immobiliari.
La si può definire come una norma contro le agenzie immobiliari, che verranno viste come “l’esattore fiscale”, anziché come il professionista da utilizzare per i servizi richiesti e al quale affidarsi.
Chiediamo quindi al Governo, di incontrare urgentemente A.N.A.M.A., Fimaa e Fiaip, costituiti in Consulta, per aggiustare il tiro e rendere la norma fruibile sul mercato senza discriminare un’attività come quella degli agenti immobiliari in prima linea su tutti i fronti normativi.
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