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“Nel 2020, con i quartieri fieristici chiusi a causa dell’emergenza sanitaria, gli organizzatori hanno provato a rispondere con le fiere digitali. Ma la partecipazione alle manifestazioni virtuali è risultata limitata sia per i visitatori sia per gli espositori, con soddisfazione bassa”. Così Confindustria in un passaggio del rapporto "L'Italia delle Fiere internazionali", realizzato dai Centri studi di Fondazione Fiera Milano e la stessa Confindustria, in collaborazione con Cfi-Comitato fiere industria.
La prima edizione dell'approfondimento economico-scientifico sul legame fra l'economia italiana e il sistema fieristico mette a confronto i quattro Paesi europei a maggiore vocazione fieristica (Italia, Germania, Francia e Spagna) evidenziando come la pandemia abbia colpito duramente il settore.
Quanto alle fiere e alla trasformazione digitale, accelerata dalla pandemia, fino al 2018, in media, solo il 2% dei ricavi degli organizzatori proveniva dal digitale, con punte del 4-5% per alcuni operatori.
Prendendo in analisi il periodo 2015-2019, in Italia, Germania, Francia e Spagna si sono svolte il 54% delle fiere internazionali, con un'occupazione dello spazio netto affittato del 76%.
In questi quattro Paesi si è registrata la partecipazione del 69% dei visitatori totali e del 74% degli espositori. L'Italia rappresenta il 23% delle superficie affittate, la Germania il 50%, la Francia il 16% e la Spagna il 12%.
Rispetto al 2019 si stima che il fatturato a livello mondiale sia calato del 68% nel 2020 e del 59% nel 2021. Per il 2022 si auspica sia più contenuto e si fermi intorno al 21% ma al momento la stima fatta dal presidente della Fondazione Fiera Milano, Enrico Pazzali, non include l'impatto del conflitto in Ucraina.
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