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1 Settembre 2023

Fabilia Hotel, dopo il fallimento la rincorsa dei creditori. Sempre peggio l’EGM di Borsa Italiana

di Maurizio Cannone, direttore Monitor

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Che i delisting siano ormai la norma è un triste dato di fatto. Ma se oltre alle aziende che decidono di lasciare la Borsa si cominciano a contare quelle che falliscono nonostante la presenza sul listino milanese significa che la misura è colma.

Il caso di Fabilia, operatore alberghiero che nel 2020 ha provato la quotazione in Borsa, segmento EGM (l’ex AIM). Presentata al mercato come l’anello di congiunzione tra il settore alberghiero e i grandi investitori, l’avventura si è conclusa rapidamente, prima con la cancellazione dal listino milanese poi col fallimento dell’azienda. Ora torna agli onori delle cronache perché, in un momento di grande affollamento per le strutture turistiche, Federconsumatori pubblica questo titolo: “Turismo, entro il 24 settembre i cittadini coinvolti dal fallimento di Fabilia dovranno avanzare insinuazione al passivo”.

Rivolto ai turisti che avevano prenotato il soggiorno nelle strutture Fabilia, dichiarata appunto fallita.

Un po’ di storia: Fabilia si quota alla Borsa di Milano, segmento ex AIM ora Euronext Growth Milan, l’11 agosto 2020.

Questo il manifesto dell’azienda: Mattia Bastoni, fondatore e Ad di Fabilia: "Ci consideriamo i pionieri del matrimonio tra turismo e finanza e un partner ideale dei maggiori investitori italiani e internazionali con focus sul turismo nel nostro Paese".

La cronaca della prima giornata di Borsa l’avevamo riportata così su Monitorimmobiliare:

 

“Nonostante l’ottima giornata per il listino di Milano col FTSE MIB che chiude a +2,84%, il primo giorno di quotazione sul segmento ex AIM per Fabilia, piccola catena di hotel specializzata nei soggiorni per famiglie, registra un calo del 10,82%. L’azienda, fondata nel 2013 a Milano Marittima, conta 6 hotel e 4 resort per un totale di 10 strutture, di cui 8 al mare e 2 in montagna. Ha raccolto nel collocamento 1,7 milioni di euro con un flottante del 17,76%”.

I numeri parlavano chiaro da subito e lo abbiamo scritto più volte: piccola azienda, piano industriale poco convincente, la quotazione non sembrava opportuna e i costi per mantenere le azioni sul listino zavorravano il bilancio. Senza alcuna contropartita, almeno per un osservatore esterno.

Gli abbonati di Monitorimmobiliare.it possono trovare in archivio tutta la cronaca, di cui andiamo orgogliosi in quanto tra i pochi ad aver sollevato il tema.

 

Da tempo l’ex AIM ora Euronext Growth Milan, accetta aziende che lasciano qualche perplessità. Perché l’ex AIM io lo ricordo raccontato da Borsa come il Nasdaq italiano, dove le piccole aziende potevano trovare i capitali necessari a uno sviluppo altrimenti impossibile. Certo è che l’accesso al listino non passa dal vaglio della Consob ma è una decisione di Borsa Italiana. Quindi se Borsa Italiana non filtra attentamente le società, magari tentata di compensare i delisting con nuovi arrivi, l’effetto può diventare pericoloso.

In questo momento il listino ex AIM è purtroppo costellato da aziende che occupano spazio nelle pagine di cronaca. A cominciare dalla Visibilia Editore legata al caso del ministro Daniela Santanchè, ora rilevata dalla S.I.F. Italia società di amministrazioni condominiali quotata a sua volta nello stesso segmento nel dicembre 2021.

È legato al caso Santanchè anche KI Group, sempre nel segmento ex AIM, sospeso dalle contrattazioni da diverse settimane. Capitalizza oggi 469.360 euro. 

Ma la KI Group è proprietaria del 8,49% di Illa, specializzata in produzione e commercializzazione di utensili da cucina, quotata anch’essa sul listino Euronext Growth Milan e capitalizza oggi venerdì 1 settembre 2023 euro 516.930. Ieri, a seguito della conversione di un prestito obbligazionario il titolo ha registrato un ulteriore calo del 10%, portando l’andamento del titolo negli ultimi 12 mesi in rosso del 98,29%. Il valore del titolo è passato, solo per restare all’ultimo anno, da 0,30 euro del 6 gennaio ai 0,0162 euro del 31 agosto. Il fondo di Dubai Nagma Group Limited, al centro delle cronache delle passate settimane, detiene il 29,16% del capitale.

Il punto è quindi: se quotarsi costa, com’è possibile che esistano aziende dalla capitalizzazione così modesta, tanto da essere inferiore al costo da sostenere solo per restare quotati?

Se guardiamo all’immobiliare se ne trova una quotata nel 2021 che oggi capitalizza 2.071.386. oppure un’altra che, fondata nel 2013, è stata quotata nel 2022. Ultimo bilancio, simile a quelli precedenti: ricavi per 300.000 euro, perdita da 500.000 euro. Come risultato del decimo anno di attività non è un bel biglietto da visita.

Se questi sono i campioni rappresentativi forse è il caso di rivedere i criteri di accesso.

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