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14 Settembre 2011

Rischio default, una possibilità su tre per l'Italia

di Lugii dell'Olio

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Il rischio che l’Italia fallisca non è mai stato così elevato.

Stando all’opinione dei mercati, espressa dagli indicatori finanziari, è pari infatti quasi al 35% la probabilità che l’Italia dichiari bancarotta entro il 2016.

A causare le infauste previsioni sono le  incertezze sull’efficacia della manovra finanziaria, i perenni ribassi di borsa e la tensione crescente sui titoli di Stato, che hanno spinto al rialzo il valore dei Credit default swaps a protezione del debito italiano permettendo a questi ultimi di sfondare per la prima volta quota 500 punti base.

Secondo Cma Datavision, la principale società di monitoraggio dei mercati extraborsistici dei titoli derivati, quello raggiunto dall’Italia è il settimo peggior risultato del mondo.

Quindi, allo stato attuale, solo altri sei paesi hanno oggi rispetto all’Italia maggiori probabilità di fallire da qui a cinque anni. Al primo posto della classifica stilata dagli analisti c’è la Grecia con oltre 93 probabilità su 100 di fallire.

A seguire, ma con distacco, c’è il Portogallo (probabilità di default al 62,98%) che si piazza davanti al Venezuela (56,33%). Fuori dal podio l’Irlanda (52,51%), il Pakistan (47,73%) e l’Argentina (44,92%).

La probabilità di default resta però per fortuna virtuale.

Sia perché tra il default tecnico e quello catastrofico ci sono varie soluzioni intermedie, sia perché i Cds stessi non sono semplici polizzeassicurative acquistate da chi ha un legittimo interesse a proteggersi, come i detentori dei titoli di Stato, ma veri e propri strumenti di speculazione. Insomma, la bancarotta italiana a cinque anni resta ancora un evento improbabile.

Ma sicuramente la risalita dei prezzi dei Cds andrà a pesare negativamente sull’asta dei bond di domani quando l’Italia dovrà piazzare sul mercato fino a 7 miliardi di euro in Btp quinquennali.  

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