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28 Maggio 2026

Tempi duri per i data center. La Lombardia approva la nuova legge con aumento dei vincoli e degli oneri di costruzione

di Maurizio Cannone

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La Lombardia prova a regolamentare i data center e, prima Regione in Italia, approva una legge finalizzata a disincentivarne la realizzazione anche attraverso l’aumento degli oneri di costruzione: il 100% in più rispetto ad oggi nelle aree agricole e il 200% in più nei parchi.

Se nel progetto iniziale si parlava di un incremento degli oneri tra il 50 e il 75%, rispettivamente per le aree rurali e per i parchi, nella versione approvata l’aumento sarà appunto del 100% sulle aree rurali e del 200% nelle zone verdi, dopo l’emendamento del capogruppo della Lega, Alessandro Corbetta.

Un duro colpo agli operatori del settore che dovrebbe servire a disincentivare la tendenza a comprare aree con l’obiettivo - spesso senza tempi e progetti chiari, commentano in Regione - di realizzare data center.

Il motivo per cui la Lombardia ha preceduto non solo le altre Regioni, ma anche lo stesso Governo nazionale, è che proprio qui si trova il maggior numero di progetti realizzati o da realizzare. Il 63% delle richieste di autorizzazione presentate in Italia riguardano infatti la Lombardia.

Solo nell’area metropolitana di Milano si contano già 33 data center attivi; altri 10 sono in fase di realizzazione e 23 in fase di valutazione. E sono colossi come Amazon, Aruba, Eni e Stack Emea.


La stima dell’assessorato agli Enti locali e Risorse energetiche è che dei 22 miliardi di investimenti avviati in tutto il Paese, la metà si concentrano sul suolo lombardo, sulla base di piani repentini peraltro, che si svilupperanno in soli 5 anni.

“Non possiamo, alla luce di questi numeri, bloccare lo sviluppo delle aziende e dell’occupazione, la corsa all’intelligenza artificiale è già un dato di fatto - dice l’assessore della Lombardia Massimo Sertori. Possiamo però provare a tenere sotto controllo il fenomeno evitando gli eccessi e lo sfruttamento esasperato del territorio. Abbiamo richieste per 30 Gigawatt in tutta Italia, di cui la metà in Lombardia. Ma sul nostro territorio, vedendo i progetti reali e più concreti, dovremmo autorizzarne solo per un valore energetico complessivo pari al massimo a 2 Gigawatt. Con questa legge intendiamo colmare un vuoto, con regole certe e procedure omogenee per gli investimenti”.

La legge, quindi, prevede un forte disincentivo a costruire nelle aree verdi, dove l’impatto non sarebbe sostenibile dal punto di vista ambientale, ma al tempo stesso viene favorito con facilitazioni burocratiche l’utilizzo di ex aree industriali dismesse. 

“In Lombardia abbiamo provato a riempire il vuoto del governo Meloni sulle politiche industriali – precisa dall’opposizione il democratico Matteo Piloni. Lo sviluppo dei data center è necessario ma non può esser lasciato al caso o solo al mercato, serve una visione politica. Tuttavia in questa legge manca una vera e decisiva tutela del suolo, perché né il governo né la Regione hanno messo vincoli stringenti. Ci dovremo mettere mano in attesa di una legge nazionale”.

Forse non a caso nei giorni scorsi Giuseppe Gola, amministratore delegato di Open Fiber, aveva detto: "Noi riteniamo che in prospettiva per alcune tipologie di applicazioni servirà anche qualcosa di diverso, servirà una rete di edge data center, dei data center piccoli, li stiamo realizzando in economia, all'interno dei nostri siti. Per realizzare gli edge data center noi abbiamo tutto. Ne stiamo facendo tanti, andiamo a fare una rete che anziché avere data center concentrati in un unico posto”.

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