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30 Aprile 2026
29 Aprile 2026
Con l'economia italiana che fa fatica a muoversi e, nonostante i tassi ancora su minimi storici, anche i prestiti ai privati delle banche ristagnano, appesantiti soprattutto dal calo del credito alle imprese. Tuttavia ci sono anche segnali positivi. Le sofferenze nette delle banche scendono infatti sotto quota 30 miliardi di euro, mentre la raccolta da bond torna a crescere addirittura dopo 7 anni. È il momento del credito italiano che emerge dal rapporto mensile dell'Abi, che si avvia a confermare il presidente, Antonio Patuelli, per il quarto mandato di fila dopo il cambio di statuto avviato ieri.
A ottobre i prestiti a famiglie e imprese registrano una lieve crescita dello 0,1% su base annua, in forte rallentamento dall'incremento dello 0,6% del mese precedente. A settembre, ultimo mese per cui sono disponibili i dati, "a seguito della riduzione della domanda di finanziamenti" e "nonostante tassi di interesse che permangono su livelli storicamente infimi", scrive l'Abi, per i prestiti alle imprese si registra una riduzione dell'1% su base annua.
A sostenere il mercato sono invece i mutui. Sempre a settembre, si conferma la crescita del mercato. L'ammontare totale dei mutui in essere delle famiglie sale del 2,3% su anno.La politica accomodante della Bce, che si somma al contesto globale di costo del denaro ultra basso, mantiene i tassi ai minimi storici, con quello dei mutui che scende al minimo record dell'1,40% a ottobre da 1,44% di settembre. Il tasso medio sul totale dei prestiti è al 2,52% a ottobre, lo stesso livello del mese precedente. Il tasso medio sulle nuove operazioni di finanziamento alle imprese, invece, sale all'1,30% dall'1,26% di settembre. I prestiti sono sostenuti non solo dalla raccolta da depositi, aumentati a ottobre di oltre 89 miliardi rispetto a un anno prima (+6,1%), ma pure con la raccolta tramite obbligazioni, in crescita di circa 1,5 miliardi in valore assoluto negli ultimi 12 mesi (+0,6%), la prima volta da un settennato di continue cadute.Inoltre, nella pulizia dei bilanci le banche italiane raggiungono un'altra pietra miliare.
Le sofferenze nette, cioè quelle al netto di svalutazioni e accantonamenti già effettuati dagli istituti, a fine settembre sono a 29,3 miliardi, in calo rispetto ai 40,2 miliardi di settembre 2018 (-11 miliardi, pari a -27,3%) e ai 66 miliardi dello stesso mese del 2017 (-36,7 miliardi, pari a -55,6%).
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