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30 Aprile 2026
29 Aprile 2026
Il nuovo Euribor ancora non c’è, ma ambienti finanziari filtrano alcune indiscrezioni sulle modalità di calcolo che in futuro caratterizzano il benchmark dei mutui a tasso variabile. Con l’obiettivo di renderlo più vicino
alla realtà dei mercati, ed evitare al tempo stesso manomissioni da parte delle istituzioni finanziarie come quelle che si sono viste in passato, verrà adottato un modello ibrido.
Come si calcola
A questo proposito è opportuno fare un passo indietro e spiegare la natura di questo acronimo che sta per Euro Inter Bank Offered Rate, cioè tasso interbancario di offerta in euro (cioè quello utilizzato dagli istituti di credito dell’Eurozona per prestarsi i soldi).
L’Euribor nasce nel 1999 con l’approssimarsi della moneta unica europea, e quindi la necessità di benchmark di riferimento per gli scambi interbancari per i paesi aderenti all’area.
Ragioni del cambiamento
Dati gli scandali legati a manipolazioni dei cambi e le critiche sulla scarsa affidabilità del parametro fino ad ora utilizzato, si è deciso di cambiare rotta. Anche perché non si tratta di un indicatore secondario. Per avere un’idea dell’importanza basta un numero: 180mila miliardi di euro movimentati ogni anno con valorizzazione legata a questo benchmark.
Il nuovo meccanismo
Secondo quanto filtrato finora, il nuovo sistema di calcolo dovrebbe snodarsi fino a tre passaggi: osservazione e raccolta dati dalle operazioni sul breve tra 20 istituti del panel; analisi su tutti i canali di lending all’ingrosso (certificati di deposito, carte commerciali, operazioni compiute dalle banche centrali al di fuori degli obiettivi di politica monetaria) qualora la base dati sul mercato risultasse insufficiente; infine, ricorso alle definizioni dei bancari. Funzionerà? Si vedrà l'anno prossimo, quando si avvierà una nuova sperimentazione.
Occhio alla volatilità
Questo nuovo sistema dovrebbe rendere meno difficilmente manipolabile l’Euribor), ma anche più volatile. Secondo gli addetti ai lavori, è chiaro l’intento del legislatore comunitario: meglio una volatilità reale, dettata esclusivamente da ragioni di mercato (incontro tra domanda e offerta), che una calma costruita a tavolino. Con il rischio che prima o poi si perda il controllo della situazione e si dia vita a oscillazioni ancora più violente di quelle tipiche dell’asset finanziario.
Resta da capire se questa soluzione andrà davvero in porto o se invece alla fine si opterà per una scelta meno dirompente.
Il nuovo schema è stato presentato il 18 ottobre scorso alle autorità di vigilanza (Bce, Fsma, Esma, Commissione europea) e alle 20 banche del panel che quotidianamente contribuiscono a determinare l’Euribor (tra cui le italiane Intesa Sanpaolo, Unicredit e Monte dei Paschi di Siena). Ora si attendono le loro osservazioni, prima di lanciare una nuova tornata di confronti a livello europeo, con l’obiettivo di arrivare a definire il nuovo sistema di calcolo nelle prime settimane del 2018.
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