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30 Aprile 2026
29 Aprile 2026
In cosa consiste la cosiddetta Flat Tax?
In un approfondimento che abbiamo curato per Facile.it e Mutui.it abbiamo cercato di analizzare una delle grandi novità della manovra di Bilancio per il 201, la legge 145/2018, che è appunto l’estensione del regime forfettario per le partite iva individuali. Quella che è stata in gergo ribattezzata Flat Tax. Consiste nell’estensione di un regime che già esisteva ed era previsto per gli imprenditori individuali e professionisti che avevano ricavi fino a 30 000 euro all’anno ed è stato esteso fino alla soglia dei 65 000 euro, coinvolgendo una platea di 400 000 soggetti potenzialmente interessati. Per questo motivo abbiamo cercato di studiare quale può essere la convenienza di una serie di casistiche di contribuenti ad aderire a questo nuovo regime rispetto alle evenienze della vita di tutti i giorni. Abbiamo fatto emergere che può essere conveniente per quanto riguarda il reddito della propria attività ma può non esserlo per una serie di agevolazioni fiscali che si perdono, come detrazioni su mutui, spese sanitarie eccetera, per capire come muoversi è necessario analizzare caso per caso le singole posizioni in base alle novità entrate in vigore dal primo di gennaio.
Quali differenze concrete è possibile riscontrare tra i due regimi?
Mentre nel regime ordinario le tasse sono pagate sul reddito, cioè sulla differenza tra costi e ricavi di un’impresa ma anche di un professionista, la base imponibile viene determinata a forfait, che prescinde dai costi sostenuti, ma si basa solo sul fatturato. Nel caso dei professionisti, questa aliquota è del 78%. Prendiamo il caso di un giovane avvocato, che realizza un fatturato di 35 000 euro all’anno e sostiene costi per 7 000 euro, di cui 2 000 come contributi previdenziali alla propria cassa di appartenenza. Nel regime ordinario, la base imponibile è costituita da 28 000, sulla quale applicare l’Irpef, con aliquote crescenti. L’imposta dovuta si rivela essere di 6 960 euro. Come funziona col forfettario? La percentuale di redditività è del 78%, quindi l’unica voce deducibile dal reddito rimangono i contributi previdenziali. Quindi si considera 35 000 di ricavi, per il 78% di redditività, meno i 2 000 euro di contributi previdenziali. Si arriva ad un imponibile di 25 300 euro e a questo punto non si applicano più le aliquote progressive ma si applica un’imposta sostitutiva del 15%. L’imposta sostituiva ammonta a 3 795 euro, quasi 3000 euro in meno rispetto al regime ordinario. La Flat Tax consente nel caso considerato di risparmiare. Ma emerge con chiarezza che se il contribuente sostiene degli oneri detraibili ai sensi della normativa fiscale, questi oneri si possono detrarre soltanto dall’Irpef dovuta che emerge della dichiarazione dei redditi. Poiché il regime forfettario è sostitutivo dell’Irpef, se il contribuente non ha altri redditi la sua base imponibile Irpef sarà pari a zero e le detrazioni non potranno essere applicate.
Cosa succede nel caso di accensione di un mutuo per l’acquisto di una casa?
Se il giovane avvocato del nostro esempio ha comprato una casa l’anno scorso attraverso un mutuo e ha effettuato ristrutturazioni edilizie per 60 000 euro, detraibili al 50% in dieci anni, vediamo che sul mutuo, dove la detrazione è pari al 19% degli interessi passivi pagati ogni anno, fino a un massimo di 4 000 euro, il risparmio fiscale che si va a perdere è 760 euro, il 19%. Se si sommano i 3 000 euro di rata delle ristrutturazioni edilizie persi a causa della mancanza di base imponibile Irpef, si arriva ad un “danno” di 3 760 euro, che è superiore ai 3 200 euro di risparmio fiscale sulla propria attività derivante dal regime forfettario. A quel punto converrebbe rimanere nel regime ordinario piuttosto che transitare nel regime a forfait.
Ovviamente non c’è una regola generale. Bisogna sempre valutare avendo come punto di riferimento il livello dei costi sostenuti, che però nella maggior parte dei casi è comunque inferiore a quello forfettariamente riconosciuto dalla legge e soprattutto alle detrazioni che si vanno a perdere, tanto più se il contribuente ha famiglia a carico, che offrono detrazioni annuali.
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