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1 Marzo 2017

Mutui, il tasso variabile guadagna appeal

di L.D.

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A giudicare dalle statistiche sulle erogazioni e dalle politiche commerciali di buona parte degli istituti di credito, non sembrano esservi dubbi: il mercato si sta sempre più orientando verso i mutui a tasso fisso a scapito dell’opzione variabile, con il misto che resta marginale. Eppure, a ben guardare, all’orizzonte si prospetta un riscatto del variabile.

I dati di mercato

Partiamo dai dati acquisiti. Secondo l’ultima rilevazione di Mutuionline.it relativa a gennaio, l’81,8% delle erogazioni è a tasso fisso, la percentuale più alta mai raggiunta dal 2006 in avanti. Mentre il variabile si ferma al 17,6%. Per quanto riguarda la durata, invece, la maggioranza dei mutui erogati ha avuto una durata di 20 anni (il 27,1%) e un importo medio pari a 123.865 euro, in crescita rispetto al primo semestre del 2016 (115.605 euro).

Cresce il differenziale

Se invece si guarda ai sottostanti, la prospettiva cambia profondamente. A partire da settembre, i tassi dei sottostanti del fisso, vale a dire Eurirs e Irs hanno cominciato a crescere in maniera sostenuta e oggi sono in area 1,3%, mentre l’Euribor a 3 mesi (l’indicatore che fa base per il calcolo del tasso variabile) è rimasto sostanzialmente fermo a -0,30/-0,35%. Quindi il differenziale è favorevole a quest’ultimo dell’1,6% e oltre.

Tuttavia, guardando alle offerte degli istituti di credito, oggi è possibile stipulare o surrogare un mutuo a tasso fisso finito intorno al 2% e un tasso variabile intorno all’1%. Questo accade perché l’adattamento del mercato alle condizioni sottostanti non è immediato e questo vale a maggior ragione oggi, con le banche che preferiscono spingere per il fisso, che offre un minore rischio di credito (chi oggi è in grado di pagare un certo importo dovrebbe esserlo anche in futuro, mentre l’eventuale aumento con il variabile potrebbe creare difficoltà e quindi un potenziale buco per l’istituto di credito). Questo anche a patto di ridurre lo spread, quindi il guadagno sul singolo contratto sottoscritto.

Aggiustamento necessario

Resta comunque il fatto che questo trend non potrà durare a lungo e l’aggiustamento è necessario, anche perché le previsioni degli analisti sono per un Euribor 3 mesi negativo fino al 2019.

In queste condizioni la convenienza a sottoscrivere un mutuo a tasso variabile è destinata a crescere, almeno a considerare il momento della sottoscrizione e i primi anni di pagamento delle rate. Ricordando comunque che la struttura dei mutui italiani prevede il pagamento della maggior parte degli interessi nei primi anni. Qualora il tasso variabile dovesse crescere molto negli anni successivi, si potrebbe sempre valutare l’opportunità della surroga.

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