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30 Aprile 2026
29 Aprile 2026
L’effetto Trump coinvolge anche i tassi europei.
All’origine c’è l’approvazione della riforma fiscale Usa arrivata a dicembre, che offre benefici alle imprese americane che reimpatriano capitali. L’effetto più scontato è l’amento dei flussi di capitali verso gli Stati Uniti, aumento che dovrebbe impattare sul dollaro e sull’inflazione.
Secondo quanto riporta Il Sole 24 Ore, per evitare un surriscaldamento dell’economia la Federal Reserve potrebbe dover alzare i tassi a un ritmo più serrato del previsto, e la Banca Centrale Europea dovrebbe agire di conseguenza.
Lo spread sul costo del denaro tra Usa e Eurozona è pari a 150 punti; se la Bce rimandasse il prossimo rialzo dei tassi, la fase di divergenza tra le politiche monetarie delle due aree sarebbe difficilmente sostenibile sui mercati con le proporzioni più ampie.
Se a dicembre si ipotizzava un rialzo nell’arco dei 20 mesi a seguire, oggi l’indice Morgan Stanley First hike Eurozone ha ridotto il frame temporale a 15 mesi. Significa che i mutui a tasso variabile potrebbero tornare a salire, per la prima volta dopo una decina d’anni.
È stimato un primo rialzo di 10 punti base; ma secondo le proiezioni attuali, fino al 2022 i future dell’Euribor ipotizzano un aumento di 100 punti base.
Sui mutui a tasso fisso l’effetto della riforma fiscale americana potrebbe vedersi prima: gli Eurirs stanno salendo già da qualche settimana.
È online il nuovo numero di REview. Questa settimana: Savills: Q1 2026, investiti 450mln nella logistica in Italia (Vide
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