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L'Autorità del Canale di Panama (Acp) ha interrotto le trattative con il consorzio Gupc (Grupo unido por el Canal) guidato dalla spagnola Sacyr e dall'italiana Salini Impregilo per lavori di ampliamento del canale.
La decisione è caduta come un fulmine a ciel sereno.
Secondo quanto riportavano i media italiani, infatti, la soluzione sul riconoscimento di extracosti imprevisti richiesti da Gupc e che le autorità panamensi non intendono riconoscere era alla portata.
Si trattava, scrivevano, solo di definire gli ultimi dettagli.
In realtà l'Acp “ha rifiutato ogni tipo di proposta da parte del Gupc per trovare un accordo per il cofinanziamento degli extracosti”, si legge in un comunicato diffuso dal gruppo di costruttori.
“Dopo la rottura delle trattative, il consorzio unanimemente ha espresso sconcerto e rammarico per una decisione illogica e dettata da un atteggiamento rigido che danneggerà il Canale, il Paese e i panamensi, oltre a creare un danno per il commercio internazionale e per tutti quei Paesi, come gli Stati Uniti, dove sono stati fatti ingenti investimenti in previsione dell'allargamento del commercio mondiale", prosegue il comunicato.
Lo stop alle trattative avrà effetti diretti sulla messa in opera del nuovo canale, che potrebbe slittare di almeno un paio d'anni, compromettendo l'efficienza dell'infrastruttura.
Sulla questione erano entrate in campo anche le diplomazie dei diversi Paesi coinvolti, Italia e Spagna, in primo luogo, cui si è accodata l'Unione europea.
Non è chiaro invece quale ruolo abbiano avuto nella questione gli Stati Uniti.
Secondo i media italiani anche gli Usa sarebbero stati favorevoli al consorzio.
Ma visto che ufficialmente l'America non è coinvolta e che quindi non ha in merito una posizione ufficiale, e contato per contro il grande peso che hanno sempre avuto sulla politica del piccolo Stato centramericano, non si può escludere che i giornali nazionali abbiano preso una cantonata, accontentandosi e prendendo per buona la versione in realtà di parte fornita dai comunicati di Gupc.
L'effetto della rottura delle trattative si è immediatamente fatto sentire in Borsa: in apertura dei mercati i titoli di Sacyr perdevano oltre il 5%, mentre quelli di Salini Impregilo lasciavano sul parterre di Piazza Affari il 2% circa.
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