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12 Maggio 2026
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L'Italia si conferma il principale hub europeo dell'hotellerie di lusso secondo il 60% degli investitori. In questa fase di trasformazione e incertezza segnata da tensioni geopolitiche, gli investimenti in food & beverage e sostenibilità ambientale emergono come leve strategiche di competitività e creazione di valore per gli operatori del settore. Queste sono le principali sfide che il turismo di alta gamma si trova ad affrontare secondo le rilevazioni di Deloitte.
«Come emerge dallo studio, l'Italia resta tra i mercati più attrattivi d'Europa per il settore del turismo di lusso, grazie a un patrimonio culturale e paesaggistico di grande rilievo e a una reputazione consolidata come destinazione. Tra gli operatori del settore che abbiamo intervistato, circa sei su dieci indicano il Paese come polo di attrazione e sviluppo dell'hotellerie di lusso in Europa nei prossimi tre anni», commenta Angela D'Amico, partner e real estate sector leader di Deloitte. «Le prospettive di crescita si estendono oltre le location storicamente consolidate come Roma, Milano, Venezia e Firenze e includono borghi rigenerati, territori montani e destinazioni emergenti».
Secondo i dati di Deloitte, la crescente domanda di ospitalità di alta gamma e i rendimenti più elevati rispetto ad altri segmenti dell'hotellerie rappresentano i principali driver che spingono investitori e operatori verso il riposizionamento degli asset nel comparto luxury. «In questo contesto - osserva Benedetto Puglisi, director real estate & hospitality di Deloitte - cresce il ruolo del food & beverage come fattore di differenziazione e di attrattività per la clientela luxury, con oltre il 70% di investitori e operatori che prevede di investire in quest'area. La ricchezza e la varietà della cucina italiana, patrimonio dell'Unesco, rappresentano una leva competitiva per rafforzare il posizionamento delle strutture nel segmento luxury, anche attraverso investimenti dedicati agli spazi e partnership con chef e marchi di riferimento».
Tra gli altri driver di successo nei progetti di riposizionamento verso il segmento luxury emergono: attrattività della location, disponibilità di capitale e forza del brand. L'interesse degli investitori si concentra soprattutto su strutture alberghiere esistenti, mentre gli edifici storici, apprezzati per il loro valore identitario, sono spesso caratterizzati da vincoli architettonici e conservativi. In questo scenario l'Italia si conferma un mercato attrattivo, grazie all'ampiezza dell'offerta alberghiera esistente e alle opportunità di riconversione di edifici storici e immobili di pregio.
Tra i principali ostacoli emergono invece la difficoltà di accesso ai capitali necessari per sostenere gli investimenti di riqualificazione e le performance ancora positive registrate dagli immobili nei segmenti in cui operano attualmente.
Luxury hospitality: il riposizionamento passa da fattori ESG, investimenti in sostenibilità e gestione delle risorse naturali. Il riposizionamento alberghiero va oltre la semplice riqualificazione immobiliare: è un processo di trasformazione che ridefinisce l'identità stessa degli hotel.
«In un contesto globale in cui cresce l'attenzione agli aspetti ambientali e sociali, i fattori ESG non sono più una scelta etica, ma un imperativo strategico che incide su competitività, reputazione e sostenibilità economica delle strutture ricettive. Oltre il 21% delle CapEx complessive nelle strategie di riposizionamento nel segmento luxury viene destinato a iniziative legate alla sostenibilità», spiega Franco Amelio, partner di Deloitte Climate & Sustainability. «Il concetto di lusso non si esaurisce in servizi esclusivi e comfort, ma include la responsabilità ambientale e l'impatto sociale delle strutture ospitanti».
Tra il 2024 e il 2025 si è registrata una crescita del 22% del numero di strutture con certificazioni ESG, mentre il 73% dei viaggiatori vorrebbe che la spesa turistica generasse benefici diretti per le comunità (fonte: Booking). Le certificazioni ESG si stanno affermando come un requisito per competere nel mercato globale: più che una scelta discrezionale, rappresentano un «passaporto di credibilità» per le strutture ricettive di fascia alta, necessario per attrarre clientela e investitori istituzionali, oltre che per accedere alle principali fonti di finanziamento.
La gestione responsabile delle risorse naturali - riduzione dei consumi energetici, implementazione di fonti rinnovabili, conservazione idrica, gestione circolare dei rifiuti - rappresenta un elemento differenziante. Le strutture che decidono di investire in questo ambito ottengono un aumento del 6-10% del valore dell'immobile grazie a interventi di retrofitting energetico, mitigando l'incertezza del mercato energetico in un contesto geopolitico complesso (fonte: MDPI).
Fabio Giuffrida, director di Deloitte Climate & Sustainability, commenta: «Stiamo assistendo a un cambiamento della tipologia di ospiti che scelgono di soggiornare in queste strutture; si tratta di una clientela alla ricerca di un'esperienza personalizzata capace di generare effetti positivi. L'aspettativa è che l'esperienza vada oltre la semplice offerta di servizi all'interno della struttura e valorizzi le risorse esterne che il territorio, la comunità ed economia locale possono offrire, rendendo così memorabile la permanenza. La sostenibilità si conferma una leva strategica nel saper mitigare il proprio impatto ambientale, legato per esempio al consumo energetico e idrico, e nel valorizzare in ottica addizionale le risorse messe a disposizione dalla comunità e dal territorio».
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