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"La flessibilità non è precarietà. La precarietà è flessibilità senza regole, senza formazione, senza contrattazione e senza prospettiva. La vera sfida, oggi, è costruire una flessibilità buona, capace di tenere insieme produttività, tutele, qualità della vita e competitività delle imprese".
Lo ha dichiarato l'On. Chiara Tenerini, deputata di Forza Italia e responsabile nazionale del Dipartimento Lavoro del partito, intervenendo al Festival del Lavoro di Roma, su invito dei Consulenti del Lavoro, nel panel dedicato a Casse Edili, lavoro flessibile e ai nuovi modelli organizzativi.
"Il dibattito italiano sul lavoro rischia spesso di restare prigioniero di categorie vecchie. Da una parte chi immagina la flessibilità come una zona franca senza diritti, dall'altra chi la considera automaticamente un male. Entrambe le letture sono sbagliate. Il punto non è tornare indietro, ma governare meglio ciò che è cambiato", prosegue Tenerini.
"Smart working, orari flessibili, banca ore, lavoro per obiettivi, settimana corta e nuovi modelli organizzativi non sono formule magiche. Funzionano solo se dietro c'è organizzazione, chiarezza degli obiettivi, formazione, diritto alla disconnessione, responsabilità manageriale e contrattazione. Se applicati male diventano caos, se applicati bene diventano produttività e qualità della vita".
Secondo Tenerini, "la contrattazione collettiva resta decisiva, ma deve evolvere. Il contratto nazionale è il pavimento dei diritti, non può diventare il soffitto della crescita. La contrattazione aziendale e territoriale deve servire a redistribuire produttività, rafforzare il welfare, rendere esigibile la formazione e adattare l'organizzazione del lavoro alle diverse realtà produttive".
"Non possiamo discutere di salari senza discutere di produttività. La produttività non è una parolaccia padronale: se è contrattata e redistribuita, diventa salario, welfare, formazione e tempo liberato. Senza produttività, il salario resta appeso alla buona volontà della politica o alla capacità dello Stato di fare debito".
"Il Governo ha scelto una linea chiara: non flessibilità selvaggia, ma flessibilità accompagnata. Incentivi alla stabilizzazione, contrasto al lavoro irregolare e al caporalato, detassazione dei premi di produttività, rafforzamento del welfare aziendale e attenzione alla qualità della contrattazione. Il punto non è vietare il lavoro che cambia, ma impedire che il cambiamento diventi sfruttamento. La politica seria non deve avere paura del cambiamento: deve dargli regole intelligenti".
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