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I dati su infortuni e incidenti mortali comunicati dall’Inail confermano l’Italia in grande difficoltà sul terreno della sicurezza sul lavoro: scontiamo un profondo ritardo culturale e una strutturale incapacità di operare un salto di qualità in termini di prevenzione, soprattutto nel settore privato. I 591 decessi che si sono verificati nei primi sette mesi di quest’anno non solo superano di un abbondante 5% la quota registrata nello stesso periodo del 2016, ma rendono assai improbabile che si possa contenere il numero dei morti al di sotto delle mille unità. La gravità del dato è di assoluta evidenza.
In Italia si verificano circa 2,6 incidenti con esito mortale ogni 100.000 lavoratori, un indice in calo rispetto a quelli riscontrati in passato ma che ci pone comunque nettamente al di sopra della media dei Paesi dell’Unione Europea. Se poi si prendono in considerazione le nazioni più virtuose da questo punto di vista, ad esempio l’Olanda, la Svezia o la Finlandia, il paragone è impietoso: in Italia si conta in pratica un numero doppio di morti sul lavoro. Senza dimenticare che in quelle realtà, al contrario di quanto accade da noi, l’incidenza dell’economia sommersa e, quindi, del lavoro irregolare è trascurabile o comunque molto bassa. Altrimenti, per l’Italia il confronto sarebbe ancora più mortificante.
Non c’è dubbio che il perdurare di una crisi economica di lungo periodo non aiuti le aziende a investire risorse sulle buone pratiche di sicurezza e prevenzione: soprattutto quelle di dimensioni contenute o costituite da un singolo lavoratore sono spesso tentate di abbattere i costi su procedure e dispositivi. Andrebbero magari studiate misure fiscali ancora più favorevoli per chi decide di rafforzare la tutela nei confronti dei propri dipendenti: al netto del dramma umano vissuto da chiunque è vittima di un incidente sul lavoro, per lo Stato ogni euro investito oggi in prevenzione rappresenta anche un notevole risparmio per il sistema sanitario nazionale domani. Infine, aspetto da non trascurare, ci vuole una maggiore presa di coscienza dei cittadini, che anche nell’affidamento di piccoli incarichi ad aziende o a singoli lavoratori devono privilegiare coloro che rispettano regole e procedure di sicurezza.
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