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E' importante che alcuni autorevoli opinionisti e commentatori segnalino come la promessa “ricostruiremo tutto” sia difficile se non impossibile da mantenere. Occorre essere realisti.
Non è corretto allo stesso tempo dire che l'Italia non può permettersi un piano nazionale di adeguamento antisismico. E' solo una questione di priorità e di obiettivi: non si può operare solo sulla base dell'emozione e dell'emergenza. La vera parola d'ordine è una e una sola: prevenzione, prevenzione, prevenzione.
I terremoti non si possono prevedere rispetto al quanto, ma al dove sì. Basta collegare con una ideale linea i luoghi colpiti da sisma dall'inizio del novecento ad oggi e il quadro si rende evidente.
Occorre mettere in sicurezza non solo le zone oggi colpite ma intere regioni del sud e del nord che sono a forte rischio sismico. Lo Stato deve farlo per la sua parte negli edifici pubblici, ma allo stesso tempo deve favorire, come si è fatto per l'uso delle energie rinnovabili attraverso agevolazioni, l'intervento sugli edifici privati.
Non occorre pensare a grandi opere, ma a lavori che intervengano in maniera chirurgica e precisa sull'esistente. La via da perseguire nella ricostruzione delle zone oggi colpite dal sisma ce l'ha indicata un non addetto ai lavori, ma al contrario uno dei maggiori studiosi del medioevo al mondo, Andrè Vauchez, nel corso di un'intervista: restaurare quello che può essere restaurato e laddove la ricostruzione fosse impossibile, inventare qualcosa di nuovo, con coraggio.
C'è da augurarsi che lo spirito costruttivo di questi giorni permanga e si perpetui nei mesi a venire.
Real Estate in evoluzione in un mondo che cambia. Il tema della 27 edizione di RE ITALY mette in luce il dinamismo del settore i
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