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Purtroppo il fenomeno di un certo abusivismo è localizzato prevalentemente al sud, ma occorre fare delle distinzioni e soprattutto inquadrare il fenomeno a livello storico: fino al 1942 non c’erano piani regolatori, il 30% del patrimonio edilizio è stato realizzato prima, tra gli anni ’20 e ’30. Qualcuno oggi si ritrova semplicemente vecchie case, realizzate in assenza di norme e riammodernate. In questo caso i cittadini non vanno criminalizzati.
Ben diverso è il caso dell’abusivismo per speculazione o quello di immobili realizzati in situazioni di compromissione grave dell’ambiente da un punto di vista paesaggistico, o ancora se ci sono pericoli per quanto riguarda la condizione idrogeologica. Per tutto ciò che non rientra in questa casistica, però, occorre procedere con cautela, anche perché siamo in una situazione di farragine normativa: non c’è uniformità di leggi a livello nazionale e la frammentazione regionale rende tutto più difficile.
Il ministro dell’Ambiente, Costa, ha chiesto una norma veloce contro gli abusi edilizi. Sono d’accordo, occorre una legge urbanistica, così come una normativa sul regime dei suoli e il consumo dei suoli, che però non sia pensata modulando quelle di paesi come Francia o Gran Bretagna, ma che tenga conto delle peculiarità del territorio italiano.
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