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19 Aprile 2017

Barometro Crif: frenano le richieste di rivalutazione prestiti (Report)

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Le rilevazioni del I trimestre 2017 elaborate da CRIF sul numero di interrogazioni relative a richieste di valutazione e rivalutazione dei crediti presentate dalle imprese italiane aprono l’anno con un segno negativo, seppur lieve, pari a -1,0% rispetto allo stesso trimestre 2016.

Si arresta, quindi, il trend di crescita costante che aveva caratterizzato i 7 trimestri precedenti.

Questo l’esito delle elaborazioni effettuate sul Sistema di Informazioni Creditizie di CRIF che raccoglie i dati relativi a oltre 81 milioni di posizioni creditizie, di cui oltre 8 milioni riconducibili a utenti business.

L’analisi condotta da CRIF consente di distinguere l’andamento del numero delle interrogazioni da parte delle Imprese individuali e delle Società di capitale: i primi tre mesi dell’anno in corso hanno visto, a paragone con lo stesso periodo del 2016, una dinamica pressoché similare per entrambi i comparti, con un calo leggermente superiore da parte delle Imprese individuali (-1,4%) rispetto alle Società di capitali (-0,6%).

Nel I trimestre dell’anno, nell’aggregato di imprese individuali e società di capitali si è attestato a 78.525 Euro, con un calo del -1,7% rispetto allo stesso trimestre del 2016.

Nel dettaglio, le Imprese individuali hanno mediamente richiesto 34.582 Euro con una crescita del +3,0% che compensa il calo del -3,0% degli importi richiesti dalle Società di capitali, che si attestano a 109.303 Euro.

Simone Capecchi, Executive Director di CRIF: “Il dato relativo ai primi tre mesi del 2017 interrompe il trend di crescita di richieste di finanziamento da parte delle imprese italiane registrato negli ultimi 7 trimestri. Questa dinamica si associa anche al calo complessivo dei valori medi richiesti. Le aziende di credito dovrebbero continuare a stimolare la domanda di finanziamento introducendo, ad esempio, nuove proposizioni commerciali, considerato il persistere dello scenario favorevole del costo del denaro e del basso prezzo delle materie prime. Il tutto inserito in un quadro di netto miglioramento della rischiosità creditizia media delle imprese italiane”.
 


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