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14 Aprile 2026
14 Aprile 2026
Nel 2025 il retail ha registrato euro 3,6 miliardi di investimenti, un risultato che non si registrava da dieci anni, confermandosi il primo settore per volumi con una quota del 29%. All'interno di questo dato, la componente out-of-town ha raccolto il 75% dei capitali, con circa euro 1,1 miliardi concentrati nei centri commerciali.
Non si tratta di un cambiamento improvviso nelle preferenze degli investitori, ma della convergenza di diversi fattori. Da un lato, il mercato ha attraversato una fase di inattività prolungata che ha reso i venditori più flessibili sul prezzo. Dall'altro, le condizioni operative post-Covid hanno progressivamente dimostrato la resilienza del prodotto. Oggi disponiamo di uno storico pluriennale che conferma come, superata la fase critica, i canoni abbiano mantenuto solidità e i centri abbiano ristabilito il proprio ruolo nel bacino di riferimento.
Le previsioni catastrofiche non si sono verificate: non vi è stata disaffezione strutturale del consumatore né un deterioramento dei fondamentali tale da compromettere la tenuta dei flussi di reddito. Questo elemento di stabilità, unito a livelli di prezzo ancora competitivi rispetto al mercato europeo, ha rafforzato il profilo rischio-rendimento del comparto. In particolare, confrontando l'Italia con la Spagna - mercato liquido e maturo - il nostro Paese continua a offrire un premio, favorendo l'ingresso di capitali alternativi e aumentando la competizione. Questo ha portato a una riduzione tendenziale dei tassi di rendimento, aprendo una finestra di mercato concreta.
Nei primi mesi del 2026, il segmento dei centri commerciali conferma un'accelerazione. Le esclusive e i processi in corso mostrano un livello di attività già paragonabile a quello totale del 2025. Il mercato registra liquidità diffusa e interesse trasversale. Parlare di mercato maturo oggi significa riconoscere che i centri commerciali italiani hanno saputo affrontare scenari complessi, ristabilendo equilibrio tra fatturati e canoni. Questa solidità non è basata su semplici aspettative: è documentata da dati concreti e da un track record consolidato.
La liquidità nel segmento dei centri commerciali è ampia e diversificata, con investitori istituzionali e operatori specializzati attivi sul prodotto prime e capitale orientato ai rendimenti concentrato sugli asset secondari. L'interesse è distribuito lungo tutto il Paese, senza una netta polarizzazione geografica, e in alcune aree del Sud i volumi superano quelli del Nord, con KPI operativi comparabili.
Il mercato attende ora un banco di prova per i rendimenti prime del Nord Italia, capace di testare ulteriormente il pricing e consolidare la compressione selettiva. È plausibile che nella seconda parte dell'anno le condizioni per i venditori possano diventare favorevoli, facilitando l'immissione di opportunità coerenti con aspettative di rendimento leggermente inferiori rispetto ai livelli medi attuali.
Il mercato dei centri commerciali italiani non sta vivendo una semplice ripresa congiunturale. Ha attraversato la fase complessa, ne è uscito rafforzato e oggi si presenta come un segmento maturo, caratterizzato da fondamentali operativi solidi e da una tenuta stabile dei canoni. La combinazione tra maggiore convergenza tra prezzo e valore, ritorno di capitale istituzionale e liquidità diversificata restituisce un quadro chiaro, in cui rischio e rendimento sono leggibili e coerenti. Non è un fenomeno temporaneo: i centri commerciali italiani tornano a essere una componente strutturale nelle strategie di investimento, supportata da dati concreti e da evidenze consolidate, non da semplici aspettative.
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