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19 Giugno 2026
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18 Giugno 2026
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A metà decennio, l'economia europea appare più stabile rispetto ai primi anni segnati da pandemia, shock sulle forniture ucraine e rincari di energia e fertilizzanti. In questo contesto più lento, i legami tra mercato del lavoro, redditi e consumi risultano meno lineari. Il grocery, categoria non discrezionale, ha mostrato resilienza lungo il ciclo inflattivo, con operatori che hanno assorbito parte dei costi e margini compressi per tutelare i consumatori.
L'inflazione ha raggiunto l'obiettivo: l'HICP è sceso all'1,9% a dicembre 2025 e la Banca centrale europea mantiene il tasso di policy al 2% da giugno. L'inflazione alimentare è rallentata al 2,5% (dal 6,1% due anni prima), mentre i servizi (3,4%) spiegano gran parte della persistenza residua. I mercati del lavoro restano tesi (disoccupazione UE intorno al 6%), ma anni di erosione dei redditi reali rendono le famiglie caute: il tasso di risparmio dell'area euro è al 15,1% a fine 2025, sopra la media 2014-2019 (12,6%).
La fiducia dei consumatori nell'UE migliora ma resta negativa: l'indice della Commissione europea è risalito a -12,5 a dicembre, da un minimo di -27,2 nel 2022. La fiducia del commercio al dettaglio è piatta dal 2022 (circa -4,8), segnalando che eventuali progressi nella propensione alla spesa saranno graduali.
I comportamenti d'acquisto si sono fatti più selettivi: confronti di prezzo più serrati, richiesta di trasparenza e disponibilità a fare trade down. Il mercato mostra una polarizzazione tra valore e premium, con l'area intermedia in contrazione. I prodotti a marchio del distributore (PL) sono centrali: l'81% degli acquirenti europei li valuta pari o superiori alle A-brands (fonte: McKinsey). In Regno Unito i PL hanno raggiunto il 52% della spesa grocery nelle 12 settimane fino al 25 gennaio; alcune insegne hanno ampliato formati convenienza per i nuclei familiari.
Il mercato europeo del food & grocery, pari a circa euro 2,1 trilioni, è cresciuto con un CAGR quinquennale del 4,6% nominale. La crescita annua attesa fino al 2030 è intorno al 2,6%, verso euro 2,3 trilioni. Nel 2025 il settore ha sovraperformato le principali categorie retail con il 3,1% nominale (elettronica 1,8%, moda 1,4%, media retail 2,7%), mentre salute e bellezza hanno segnato il 4,8%.
Ipermercati in ritirata e spinta sulla prossimità: la quota degli iper nel grocery europeo è scesa dal 12% del 2019 al 10% nel 2024 (previsione 9% nel 2029). Tra il 2020 e il 2024 la metratura media dei negozi grocery è diminuita del 2,6%, mentre la superficie totale è aumentata del 2,6%, indicando minore interesse per il big box. Alcuni operatori ridimensionano o riconfigurano spazi: in alcuni casi sono previsti tagli fino al 25% delle superfici; altri puntano alla digitalizzazione dei punti vendita di grande formato entro il 2030 per efficientare l'evasione online.
La migrazione del non food verso canali più adatti (e-commerce e discount) ha ridotto la domanda di ampi reparti in-store; di conseguenza, parte degli spazi viene riallocata a picking online, logistica dell'ultimo miglio o usi terzi. In parallelo, format specializzati food-only mostrano risultati positivi con proposte incentrate su fresco e filiere locali.
La convenienza come priorità del cliente sostiene l'espansione dei format di prossimità: sono previsti nuovi convenience store in rete urbana densa, con missioni di top-up, rifornimento rapido e click & collect. In Europa meridionale la spesa è frequente e sociale, e i grandi iper sono sempre meno allineati a tali preferenze. In Spagna crescono i format centrali con banchi freschi e layout semplificati; in Portogallo si privilegiano supermercati più piccoli e concept di convenience con nuove aperture nelle principali città.
I discount incarnano l'incrocio tra comportamento d'acquisto attuale e preferenza di formato: catena del valore essenziale, supply chain snelle ed efficienza small-box. Dal 2015 il segmento valore ha registrato un CAGR decennale del 5,2%, contro il 3,2% degli operatori mass market. La competizione di prezzo si è intensificata, spingendo i full-range a potenziare i PL, rafforzare strategie di convenienza e i meccanismi di loyalty, anche in mercati come la Germania.
Il vantaggio di costo, sostenuto da integrazione verticale e modelli del lavoro essenziali, favorisce l'espansione e si finanzia sempre più tramite sale and leaseback per liberare capitale. Un'operazione recente ha monetizzato un portafoglio di 24 negozi tra Regno Unito, Irlanda e Spagna per circa euro 203 milioni, con closing scaglionati tra ottobre 2025 e luglio 2026, parallelamente a investimenti logistici come un hub da 87.000 mq nell'area parigina. Si diffondono format urbani ad alta efficienza (esempi includono varianti locali dei discount e reti di prossimità polacche), in grado di preservare il vantaggio di prezzo allineandosi alle abitudini dei centri città.
L'online grocery si avvia a un ruolo strutturale: la quota sul food europeo è attesa stabilizzarsi intorno al 4,8% entro il 2028, con il Regno Unito su livelli più elevati (circa 12,5%). Il modello funziona meglio se ancorato a reti di negozi efficienti che assorbono i costi di fulfillment e sostengono l'ultimo miglio. Entro fine decennio è probabile un equilibrio rafforzato tra canali: negozi fisici come backbone, online come estensione.
L'omnicanalità cresce, con esiti legati a abitudini culturali, capacità operative e centralità del fresco. In Italia una quota elevata dell'assortimento dei format urbani è di origine locale, in linea con la preferenza per filiere corte. Nel Regno Unito gran parte dei portafogli grocery quotati è omni-enabled; in Germania l'offerta si concentra su click & collect e partnership; la Svezia mostra i rischi di una sovrastima della domanda con strutture dedicate non pienamente utilizzate.
Molti clienti ritengono che i prezzi migliori si ottengano in negozio (anche grazie a sconti su prodotti danneggiati o prossimi a scadenza), mentre i costi e la complessità del fulfillment limitano la redditività online in assenza di una base fisica. Le piattaforme di consegna terze supportano i modelli omnicanale, ma stock-out e sostituzioni indesiderate incidono sulla fiducia e mantengono la visita in negozio.
I pure player faticano senza rete fisica a supporto di costi di fulfillment e acquisizione clienti. Un operatore con joint venture nel Regno Unito registra crescita più lenta e pressione sui margini; un altro, con modello full-basket "milkman-style", ha raccolto euro 430 milioni nel 2025 per espandersi in Germania e ha aperto un centro di fulfillment a Oberhausen da 50.000 mq con 1.500 robot, sostenibile solo a volumi elevati e con intensità di capitale. Un primario player globale ha abbandonato i propri format grocery fisici entro inizio 2026 e sta orientandosi su modelli di consegna e partnership, con lanci su consegne in giornata in grandi città e accordi con insegne per accedere a reti urbane dense.
Automazione e strumenti digitali generano risparmi operativi misurabili: motori previsionali, automazione dei markdown e computer vision riducono errori e shrink; self-checkout, scan as you shop, etichette elettroniche e IoT semplificano attività ripetitive e accelerano i processi. Al contempo, la regolazione sulla sostenibilità aumenta i requisiti di capitale: la revisione F-gas UE accelera il passaggio a sistemi CO2; la modernizzazione degli impianti può dimezzare le bollette energetiche secondo stime nazionali, ma richiede capex iniziali significativi, spesso finanziati con green bond. La diffusione del solare su parcheggi e coperture cresce, in vista di obblighi europei su rooftop solar che ne estenderanno l'adozione.
Le misure sull'imballaggio (con il Regolamento PPWR in arrivo) rafforzano contenuto riciclato, riuso e riciclabilità lungo la supply chain. Alcune insegne dichiarano piani di riduzione a breve termine; un gruppo più ampio destina capitali ai fornitori per affrontare le emissioni Scope 3, che rappresentano circa il 90% dell'impronta complessiva. Norme su mobilità elettrica e requisiti energetici, insieme a scarsità di suolo e permitting climaticamente allineato, rallentano lo sviluppo e favoriscono estensioni, riqualificazioni e mix use rispetto a nuove costruzioni. I format value mantengono un vantaggio relativo grazie a format standardizzati e idoneità brownfield; i supermercati più grandi affrontano cicli autorizzativi più lunghi e crescente ricorso a M&A per mantenere la copertura.
La performance dei principali gruppi grocery europei diverge, intensificando la competizione e l'attenzione su efficienza e solidità patrimoniale. I maggiori gruppi per ricavi nel 2024/25 hanno registrato crescite a singola cifra media, mentre in altri casi i ricavi si sono indeboliti per effetto cambi o stabilità in euro. In Spagna si osserva crescita attorno al 9%, anche grazie all'espansione domestica; in Benelux l'integrazione societaria ha evidenziato i vantaggi di scala in un mercato a bassa crescita dei volumi.
In questo quadro l'M&A nel grocery europeo è aumentato di circa il 30% dal 2020 (fonte: McKinsey). Per i gruppi più solidi, la concentrazione consente scala, ottimizzazione della qualità degli asset ed estrazione di sinergie; i player più deboli puntano a partnership o uscite di mercato. Il consolidamento orizzontale è più accentuato nei mercati maturi, dove la crescita organica è limitata.
La razionalizzazione di portafoglio è un tema ricorrente: reti e metrature si ottimizzano, si ridefiniscono le geografie core e si internalizzano asset critici per maggiore controllo operativo e disciplina del capitale. Tra le operazioni recenti: il ritiro da un mercato europeo con il trasferimento di 1.188 negozi a un nuovo gruppo per circa euro 420 milioni e l'uscita da un altro paese per euro 823 milioni; in Svezia un operatore immobiliare della GDO ha rilevato per euro 373 milioni la quota residua in una joint venture retail, a conferma della preferenza per la proprietà di infrastrutture strategiche.
La concentrazione aumenta: Finlandia e Svezia vedono i primi quattro operatori vicini al 90% di quota; in Italia la quota combinata dei primi sette è salita dal 52% (2010) al 71% (2024). In Francia, nel 2025, quasi 300 negozi di un'insegna sono stati rebrandizzati sotto un altro marchio e un discount ha acquisito 19 siti; la quota CR-4 è salita al 76% nelle 12 settimane fino a dicembre 2025 (dal 69% di cinque anni prima). Nel Regno Unito la CR-4 è intorno al 67%, con guadagni per i discount e arretramenti per alcuni generalisti.
La liquidità è tornata a crescere nel 2025: i volumi di investimento grocery sono aumentati del 16% anno su anno a euro 6,1 miliardi (fonte: MSCI). Al vertice il Regno Unito (euro 1,8 miliardi), seguito da Germania (euro 1,6 miliardi) e Svezia (euro 633 milioni). Gli asset grocery-anchored e convenience hanno rappresentato il 18% degli investimenti retail nei 21 mercati monitorati (dal 15% del 2024, ma sotto il 25% del 2020). I volumi single asset sono calati del 10%, compensati da un +35% dei portafogli, segno di un mercato orientato a operazioni multi-asset e consolidamento M&A. I flussi da USA e Canada hanno superato le medie quinquennali rispettivamente del 59% e 65%.
I sale and leaseback hanno inciso per il 20,8% degli investimenti grocery, massimo da 13 anni e oltre il doppio della media decennale (9,6%). Tra le operazioni: l'acquisto congiunto di 20 negozi in Francia per euro 123 milioni e la partecipazione a un programma S&LB da euro 680 milioni per ridurre la leva finanziaria di un'insegna britannica. Un gestore ha completato quattro acquisizioni di portafogli in Germania per euro 420 milioni.
I rendimenti prime dei supermercati sono rimasti stabili: in Q4 2025 la media europea è al 5,8% (compressione di 4 bps a/a). Nel periodo, gli shopping centre hanno stretto di 3 bps da livelli più alti e i retail warehouse di 9 bps. La concentrazione dei deal su grandi portafogli può aver ridotto la visibilità su movimenti di prezzo più netti sul prime. Guardando avanti, con attività transazionale più ampia e condizioni di liquidità in normalizzazione, è attesa una compressione dei rendimenti più marcata, sostenuta anche da rinnovata domanda cross-border, in particolare dagli Stati Uniti.
Outlook: i consumi resteranno prudenti, con spesa intenzionale e orientata al valore ormai strutturale. Le vendite alimentari dovrebbero crescere moderatamente in termini nominali, con limitato upside di volume. Operativamente, gli operatori punteranno su disciplina dei costi, ottimizzazione dei portafogli e evoluzione dei format; è prevista ulteriore contrazione degli iper, espansione di format urbani compatti e guadagni di quota per i discount. Gli investimenti digitali resteranno store-led, privilegiando l'omnicanale; la regolazione sulla sostenibilità consoliderà requisiti di capex su refrigerazione, energia, packaging e logistica. In un mercato a bassa crescita dei volumi, forza finanziaria, agilità di rete e vantaggio di costo saranno determinanti.
Di conseguenza, nel 2026 sono attesi ulteriore consolidamento e ottimizzazione patrimoniale tramite M&A e sale and leaseback, con volumi di investimento in aumento e nuove opportunità per gli investitori. Le transazioni single asset resteranno più limitate, con proprietari inclini a trattenere gli asset in attesa di un recupero dei prezzi.
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