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12 Maggio 2026
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Corsi e ricorsi storici: secondo l'agenzia di rating Fitch negli Stati Uniti si starebbero ricreando le condizioni per l'esplosione di una nuova bolla immobiliare.
Basandosi sulla relazione storica che esiste tra i livelli dei prezzi delle case e i principali driver della domanda e dell'offerta di mercato, esiste un disallineamento.
Il risultato è che secondo Fitch i prezzi degli immobili in America complessivamente sono sopravvalutati del 17% in termini reali.
Inoltre l'esuberanza della popolazione nell'investire in immobili e la crescita dell'economia potrebbero portare a un aumento dei valori immobiliari ancora per parecchi trimestri.
Fitch rileva quindi un rischio bolla in caso di prezzi in crescita e intravede diversi fattori che potrebbero fermare o anche invertire il trend nei recenti guadagni del mercato, tra cui soprattutto le attese sempre più pressanti di un aumento dei tassi di interesse.
La Federal Reserve ha dichiarato che ridurrà gradualmente gli stimoli monetari da 85 miliardi di dollari al mese, di cui 40 consistono in acquisti di mortgage backed securities, ossia bond garantiti da mutui.
In realtà l'isituto centrale non ha ancora iniziato a stringere i cordoni della borsa, forse anche per paura di una frenata dell'economia troppo violenta, ma si tratta solo di tempo: il via alla politica restrittiva arriverà però solo con un ritorno del mercato del lavoro a condizioni pre-crisi.
Intanto nella Bay Area, il conglomerato urbano attorno alla baia di San Francisco, la sopravvalutazione dei prezzi immobiliari sarebbe già del 30%, ossia uguale a quella esistente nel 2003, quattro anni prima che iniziasse a scoppiare la bolla immobiliare.
Quel che maggiormente preoccupa è che l’aumento così impetuoso dei prezzi sarebbe determinato più da acquisti speculativi che dalla domanda di case per scopi abitativi o per altro uso.
Cioè, a compare non sarebbero prevalentemente coloro che cinque anni fa circa si sono trovate da un giorno all'altro senza più casa o costretti a rinunciarvi a causa delle enormi difficoltà a pagarla, e che ora sono riusciti a tornare sul mercato, ma piuttosto acquirenti interessati a guadagnare in tempi relativamente brevi dall'aumento dei valori al piede quadrato.
Il National risk index Usa, l'indice che misura il grado di rischio default a livello nazionale, è pari a 1,14, vale a dire che rispetto alla media degli anni '90 (quando si è iniziato a calcolarlo) esisterebbe un rischio di mancata restituzione di un prestito negli Usa del 14% in più.
È online il nuovo numero di REview. Questa settimana: Al Salhi, E&V: Italia sempre pi&ug
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