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4 Febbraio 2015

Rispunta l'ipotesi bad bank per i mutui tossici

di C.G.

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Nei giorni scorsi il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, ha rilanciato l'ipotesi di una bad bank per risolvere il nodo dei crediti in sofferenza, sulla scia di quello che sta già facendo la Spagna con la exit strategy messa in campo dalla Sareb.

Già pronto il progetto, messo a punto da Banca d'Italia e dal Governo, per risolvere una situazione legata in parte ai mutui, ma più in generale ai Npl (non performing loans) in pancia agli istituti italiani.

Secondo le stime aggiornate allo scorso novembre, si tratterebbe di 181 miliardi di euro diventati per varie cause inesigibili. 

La bozza di piano c'è già ed è contenuta nel documento Nuovo credito per la crescita, che aspetta ora di essere inviata al vaglio dell'Unione europea, sotto l'occhio attento della Bce.

Il piano - secondo anticipazioni girate sui media – ruoterebbe intorno alla Sga, sigla che sta per Società di gestione dell'attivo, veicolo nato nel 1997 per salvare l''allora pericolante Banco di Napoli, che il Tesoro acquisterebbe da Intesa Sanpaolo per 600mila euro.

Tramite uno o più aumenti di capitale - che verrebbero sottoscritti dalle banche, dallo Stato, dalla Cdp, da Bankitalia, e da eventuali investitori privati - la nuova Sga arriverebbe a un capitale da 3 miliardi.

Potrebbe così finanziare l'acquisto delle sofferenze, con una soglia minima di 500mila euro, anche emettendo titoli obbligazionari assistiti da garanzia statale da collocare poi sul mercato.

Uno delle questioni più delicate resta l'assetto proprietario, dove la bozza ipotizza due scenari: nel primo la partecipazione pubblica si fermerebbe al 49%, lasciando alle banche il 19%, mentre il restante 32% andrebbe agli investitori privati.

L'altra via sarebbe invece vedrebbe la partecipazione pubblica all'81%, mentre il restante 19% andrebbe alle banche, escludendo così la partecipazione di investitori privati.

In questo secondo caso però l'intero debito ricadrebbe sulle spalle del debito pubblico.

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