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Con sentenza n. 2533/2026 (pubblicata il 9 febbraio 2026), il T.A.R. Lazio si è pronunciato su un cambio di destinazione d'uso senza opere da ufficio ad abitazione, presentato tramite SCIA, relativo a un'unità immobiliare in città consolidata del vigente PRG di Roma.
Roma Capitale aveva dichiarato inefficace la SCIA richiamando l'art. 45, comma 7, delle NTA del PRG, che ammetterebbe il passaggio verso abitazioni singole solo in caso di ripristino della preesistente funzione residenziale.
Il T.A.R., però, ha ritenuto che tale previsione non integri le specifiche condizioni ammesse dall'art. 23-ter, comma 1-ter, del D.P.R. n. 380/2001, come modificato dal cosiddetto Salva casa.
I giudici hanno chiarito che le eventuali specifiche condizioni comunali devono essere oggettive, non discriminatorie, puntuali e motivate e, soprattutto, non possono essere ricavate implicitamente da strumenti urbanistici preesistenti.
Conseguentemente, in assenza di tali presupposti, il cambio d'uso richiesto è stato ritenuto certamente ammissibile.
La pronuncia contiene un principio che potrebbe estendere la propria portata oltre l'art. 45, comma 7, del PRG di Roma: alla luce dell'art. 23-ter, comma 1-ter, del D.P.R. n. 380/2001, le previsioni urbanistiche comunali restrittive o impeditive sono recessive in caso di contrasto, dovendosi risolvere l'antinomia mediante disapplicazione della norma regolamentare.
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