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Dopo una dura campagna elettorale, i conservatori di Theresa May non sono riusciti a confermare la maggioranza nella Camera dei Comuni e proveranno quindi a formare un governo di minoranza appoggiato dagli unionisti Nord-irlandesi pro-Brexit del Dup. Si tratta di un risultato imbarazzante per il primo ministro, che aveva convocato elezioni anticipate proprio nel tentativo di rafforzare la sua posizione.
Nonostante il partito abbia ancora la maggioranza relativa con 318 seggi, Theresa May è adesso sotto pressione per aver perso 12 deputati rispetto alle elezioni vinte da David Cameron nel 2015. I laburisti guidati da Jeremy Corbyn, invece, nonostante una campagna elettorale che li ha portati ad aumentare i propri consensi di più di 10 punti, sfiorando il 40%, si sono fermati a 261 seggi.
La mancanza di un vincitore certo è inusuale nel sistema politico britannico, per via della cultura bipartitica del paese rafforzata da una legge elettorale maggioritaria con seggi uninominali. Prima del 2010, quando i conservatori formarono un governo con i liberal-democratici, fu solo nel lontano 1974 che le elezioni non consegnarono al paese una maggioranza forte.
Prima della campagna elettorale, il vantaggio dei Tories era stimato in 20 punti percentuali: proprio per questo, Theresa May aveva convocato elezioni anticipate nel tentativo di legittimare la sua posizione in vista del negoziato della Brexit. L’azzardo non ha pagato e gli elettori hanno consegnato ai conservatori una maggioranza più debole di quella precedente.
Cosa succederà adesso?
I negoziati per formare una nuova coalizione sono già in corso. L’obiettivo è quello di non perdere l’appuntamento con l’inizio delle trattative con l’Ue, il 19 giugno.
In generale, in Europa si potrebbe creare l’impressione che l’Unione esca rafforzata in vista della trattativa. L’impressione è che i cittadini britannici abbiano voluto in un certo senso punire l’approccio duro e unilaterale con cui il governo ha gestito la situazione fino a ora. La possibilità che le opinioni di coloro che propugnano un approccio più cauto alla Brexit vengano ora tenute in maggior considerazione è concreta.
Tuttavia, nella campagna elettorale a condizionare i mercati sono state più le questioni di politica interna, come dimostrano le oscillazioni del valore della sterlina. Adesso che nessuno dei partiti ha raggiunto la maggioranza necessaria per realizzare il proprio manifesto, il tema della Brexit è diventato di nuovo centrale.
La reazione dei mercati
Tutti gli occhi sono puntati sulla sterlina in questa mattina in cui gli inglesi si sono svegliati dovendo metabolizzare la nuova inconsueta situazione di incertezza. La valuta britannica si è deprezzata dell’1,5% rispetto al dollaro, una reazione in tono minore rispetto quella che aveva seguito la Brexit un anno fa.
Provando a guardare oltre il brevissimo termine, quello che può confortare è che si allontanano le prospettive di una Brexit dura. Questo perché la May ha fallito nel suo proposito di avere una maggioranza elettorale che supportasse questo progetto. Se questa volontà dell’elettorato si trasformerà in un approccio al negoziato più costruttivo e comprensivo, allora potremo aspettarci segnali positivi nel medio termine. Per adesso, però, sui mercati globali non si notano reazioni degne di nota.
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