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14 Aprile 2026
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Troppi interventi normativi “privi di un disegno unitario” che hanno dato vita “ad un sistema di imposte sugli immobili che spesso appare iniquo e distorsivo”.
Ad affermarlo è stato il presidente di Assonime (Associazione fra le società italiane per azioni), Maurizio Sella, in audizione davanti alla commissione Finanze del Senato, nell'ambito dell'indagine conoscitiva in atto sulla tassazione degli immobili.
Il primo punto critico sollevato da Sella è stato quello della “revisione del Catasto, sempre annunciata e mai realizzata, che risulta invece indispensabile per eliminare lo scollamento tra rendite catastali ed effettivi valori del mercato immobiliare, fonte di gravi iniquità e distorsioni”.
Secondo aspetto “assai discutibile - secondo Sella - è il trattamento degli immobili strumentali all'esercizio di attività economiche. Per tali immobili, il naturale concorso alla produzione del reddito d'impresa si cumula con l'applicazione dell'Imu ad aliquota più elevata, senza la previsione di alcuna forma di attenuazione del prelievo.
Ciò non appare coerente con l'attuale indirizzo del Governo di voler alleggerire il carico fiscale sui fattori produttivi, come sta avvenendo per il fattore lavoro”.
Nel suo intervento il presidente di Assonime ha anche sollevato la questione “dell'eccessivo peso delle imposte sui trasferimenti immobiliari che spinge le persone fisiche a divenire proprietarie della casa in cui abitano e a cercare il lavoro in funzione della localizzazione dell'immobile”.
Appare dunque “desiderabile ridurre le imposte sui trasferimenti nel loro complesso; tale riduzione dovrebbe coinvolgere necessariamente le imposte d'atto, che tipicamente si applicano ai trasferimenti da parte di soggetti privati, ma anche l'Iva applicabile alle cessioni di fabbricati nuovi nonché, di regola, alle cessioni di fabbricati non nuovi di natura strumentale”.
Infine la Tares, dove Sella ha ricordato la doppia natura dell'imposta, da tributo patrimoniale e corrispettivo per i servizi prestati dai Comuni, che rischia di indebolire il collegamento fra tributo pagato e servizio ricevuto dal contribuente, facendo della Tares, per la componente collegata al finanziamento dei servizi indivisibili, un'imposta che si sovrappone all'Imu e la duplica”.
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