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11 Settembre 2013

Confindustria: ripresa economica troppo lenta per spingere l'immobiliare

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Devono arrivare segnali forti dall'economia perché il mercato immobiliare italiano possa ripartire, ma ancora non si riesce a capire se la luce in fondo al tunnel, intravista anche dagli ultimi dati di Confindustria  - oltre che da Scenari immobiliari che ha scattato la fotografia sul piano europeo - sia solo un'illusione o sia reale. Troppe le incertezze, a partire dalla situazione internazionale e da quella politica di casa nostra.

Le previsioni presentate questa mattina dal Centro studi di Confindustria con il quadro economico di settembre annunciano la fine della recessione con una stima del Pil che passerà dal -1,6% del 2013 al + 0,7% del 2014. 

"La variazione per il Pil nel terzo trimestre - si legge nello studio - interrompe la contrazione iniziata due anni prima e durata otto trimestri, mentre la crescita proseguirà l'anno prossimo a ritmo contenuto (+0,2% medio a trimestre). Rispetto a quanto stimato nel giugno scorso la dinamica del Pil risulta migliore".

L'export guiderà la lentissima uscita dalla crisi e solo dopo seguirà la ripresa degli altri settori, immobiliare in testa. 

Ha parlato di ripresa e crescita del Pil (tranne che per l'Italia) anche il presidente della commissione europea, Josè Manuel Barroso, in occasione del discorso sullo stato dell'Unione, che non ha lasciato spazio a facili entusiasmi verso i primi segnali positivi dell'ultimo trimestre in quasi tutti i paesi colpiti dalla crisi: "La ripresa è vicina, ma l'Ue deve accelerare il ritmo delle riforme strutturali".

Una situazione ingarbugliata, che non permette di fare previsioni per l'Italia, come confermano anche i dati dell'Osservatorio sui dati economici italiani condotto da Mazziero Research, che parla di "prognosi riservata" per l'economia nazionale, mentre negli Stati Uniti i segnali di ripresa sono evidenti e anche in Europa iniziano ad affacciarsi.

"Con un debito pubblico di 2.075 miliardi, il Pil al -1,8%, la disoccupazione al 12% (ma arriva al 39,5% per i giovani) non possiamo ancora parlare di ripresa - sottolinea nello studio Maurizio Mazziero - per dare un giudizio aspettiamo il prossimo trimestre".

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