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Esselunga si prepara a essere, entro tre anni, il primo gruppo italiano della grande distribuzione presente in Piazza Affari.
Se oggi fosse quotato in Borsa, con i suoi 154 store, il gruppo potrebbe pesare circa 7 miliardi, una cifra vicina al proprio fatturato.
Prima di dare corpo al riassetto dovrà essere completata l'incorporazione della cassaforte Superit in Esselunga, e l'ingresso nella catena di controllo del polo immobiliare che farà dell'impresa un gruppo integrato anche sul fronte del real estate.
Il gruppo acquisterà per contanti il 45% di Villata partecipazioni, la cassaforte immobiliare che contiene larga parte dei muri degli store Esselunga, dai fratelli Violetta e Giuseppe Caprotti, grazie a un finanziamento di circa 1,5 miliardi di euro messo a disposizione della catena da parte di Citi, l'advisor che ha contribuito a dipanare la matassa degli assetti societari.
L’acquisto delle quote dovrebbe avvenire sulla base di una valutazione del 100% di Villata superiore fino al 30% rispetto a quelle fatte dagli investitori istituzionali prima della scomparsa di Caprotti. Venderanno una quota del 22,5% a Esselunga anche Marina Sylvia, vice presidente del gruppo, e la madre Giuliana Albera, presidente onorario.
Esselunga avrà in presa diretta una partecipazione pari al 67,5% dell'immobiliare Villata, il rimanente 32,5% resterà a Marina e Giuliana.
Il profilo patrimoniale societario rimarrà solido: il debito sarà attorno a due volte il margine operativo lordo del gruppo.
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