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18 Novembre 2013

Fillea Cgil-Legambiente: Da Ue 7 mld di fondi per riqualificazione edifici

di Redazione

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La crisi - che da sei anni a questa parte ha colpito tutti i comparti del settore delle costruzioni, provocando la chiusura di oltre 12mila imprese- ha un'eccezione: quella del segmento delle riqualificazioni dell'esistente.

Dal 2008 al 2013 questo tipo di interventi ha registrato una crescita +17,2%, contro una flessione del 51,6% della nuova edilizia abitativa.

I dati emergono dal secondo rapporto Fillea-Cgil e Legambiente, presentato a Roma e dedicato al Costruire il futuro, innovazione e sostenibilità nel settore edilizio.

Il rapporto quantifica in 7 miliardi gli euro (derivanti dai fondi europei 2014-2020) a disposizione per trasformare il settore, creando 600mila nuovi occupati.


L’Unione Europea con la nuova programmazione dei fondi europei 2014-2020 – si legge nella nota di sintesi sull'osservatorio - vuole spingere proprio in questa direzione e con le Direttive 2012/27 e 2010/31 ha fissato la visione e le scelte da intraprendere per fare dell'efficienza energetica la chiave per una riqualificazione diffusa e ambiziosa del patrimonio edilizio italiano.

Un’occasione che non deve essere sprecata e dove è importante costruire un’alleanza che coinvolga tutti i soggetti sociali e imprenditoriali, politici e associativi che vogliono puntare a fare dell’efficienza energetica e statica del patrimonio edilizio la leva per uscire dalla crisi, creando occupazione (si stima almeno 600mila posto di lavoro) e nuove opportunità per le città italiane.

Sulla base delle risorse previste nell'ambito del nuovo quadro finanziario comunitario per l'Italia, considerando i vincoli per la destinazione a interventi in materia di energia e clima e i cofinanziamenti, le risorse che si possono mobilitare per l'efficienza energetica sono pari ad almeno 7 miliardi di euro”.



“La strada per tornare a creare lavoro esiste – ha dichiarato il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza - e in altri Paesi ha portato a creare molti più occupati della gestione tradizionale, perché è una strada che punta su una innovazione in edilizia che incrocia il tema energia e la nuova domanda di qualità delle abitazioni e di spazi adatti alle nuove famiglie.

Una volta tanto l'Europa ci fornisce sollecitazioni ed indicazioni non solo per l'austerità, ma anche per imboccare un possibile sviluppo e, in questo caso specifico, rilanciare il settore, non più occupando suolo agricolo, ma riqualificando le città in funzione dei bisogni diffusi dei suoi abitanti e quindi creando un nuovo mercato, compatibile con la salvaguardia del territorio e dei suoi delicati equilibri.

È quanto ci dice la Direttiva europea 2012/27 che prevede impegni chiari e vincolanti da parte degli Stati per fare dell'efficienza energetica la chiave per una riqualificazione diffusa e ambiziosa del patrimonio edilizio.

Come la nuova programmazione dei fondi europei 2014-2020 che vincola una quota significativa dei finanziamenti proprio per questo tipo di interventi.

Come, ancora, i programmi per le smart city e gli eco-quartieri.

Per l’Italia è una occasione straordinaria per avere finalmente politiche coerenti, ma serve un Pon per le città che assolva al ruolo di 'cabina di regia' tra competenze sparse su più ministeri e diversi livelli istituzionali, per ridare centralità alle politiche urbane, anche in funzione anti-crisi, rilanciando gli interventi dentro le città, ripensando gli edifici e riqualificando gli spazi urbani.

Non è un cambiamento semplice, perché è anche culturale e riguarda tutti gli attori della filiera delle costruzioni, le pubbliche amministrazioni, l’organizzazione del lavoro.

Ma è quanto mai importante perché ha al centro la manutenzione e rigenerazione di un patrimonio enorme, con problemi di vetustà e degrado, in un territorio fragile, esposto a rischi sempre più esplosivi e diffusi.

“In questi anni si è perso troppo tempo – ha aggiunto Walter Schiavella, segretario generale della Fillea-Cgil. -

I governi hanno agito o nella direzione di favorire il rafforzamento di una idea di edilizia speculatrice e divoratrice di territorio (le logiche delle sanatorie, dell’abbassamento dei vincoli edificatori e delle regole) o, nel migliore dei casi, con poco coraggio, come dimostra la legge di stabilità in discussione in Parlamento (incentivi non strutturali e assenza di una politica industriale capace di sostenere un processo di riconversione alla sostenibilità delle imprese del settore).

Occorre un vero e proprio salto di qualità per trasformare la crisi strutturale e congiunturale che sta attraversando il settore in opportunità concreta per rimetterlo sul binario della regolarità, della legalità e della sostenibilità ambientale e sociale.

Un salto che sarà possibile solo se tutti gli attori faranno la propria parte.

A cominciare dal governo, il cui ruolo è quello di dare l’orizzonte strategico, impegnare risorse in questa direzione e stabilire regole per accompagnare e sostenere questa “rivoluzione” del modello produttivo italiano delle costruzioni.



Un banco di prova sarà quello dell’efficienza energetica, su cui l’Europa prevede impegni da parte degli Stati per fare dell'efficienza energetica la chiave per una riqualificazione diffusa e ambiziosa del patrimonio edilizio.

Ci sono importanti risorse, il Governo deve approvare entro aprile 2014 una strategia nazionale, e individuare interventi di riqualificazione del patrimonio pubblico e privato da finanziare e realizzare.

Ma per non perdere queste opportunità oc-corre creare finalmente una regia nazionale per gli interventi di efficienza energetica e di riqualificazione urbana in coerenza con le direttive e la programmazione europea e in modo da individuare i criteri per selezionare le priorità e gli interventi da finanziare.

Per la riqualificazione del patrimonio edilizio pubblico, in particolare, la Direttiva stabilisce che dal gennaio 2014 ogni anno siano realizzati interventi di ristrutturazione in almeno il 3% delle superfici coperte utili totali degli edifici riscaldati e/o raffreddati di proprietà pubblica per rispettare almeno i requisiti minimi di prestazione energetica della direttiva 2010/31 con l'obiettivo di svolgere "un ruolo esemplare degli edifici degli Enti pubblici".

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