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14 Aprile 2026
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L’Italia è il Paese con il più alto peso fiscale sugli immobili.
Non solo a sensazioni, ma anche secondo i dati elaborati in uno studio realizzato per Confedilizia da Francesco Forte, docente di Scienza delle finanze all’università di Roma La Sapienza.
Già nel 2011 – emerge dallo studio presentato oggi nella Capitale – la media Ocse di imposte immobiliari (tra dirette e indirette) era inferiore di 0,17 punti sul Pil e di 0,18 punti sul reddito disponibile netto rispetto al totale italiano.
L’Italia in pratica era allineata, con un piccolo scarto positivo, alla media Ocse.
Ora invece superiamo la media Ue, rispettivamente di 0,30 e 0,50 punti per il Pil e per il reddito disponibile. Rispetto all’Eurozona, la maggiore pressione fiscale dell’Italia era pari a 0,25 e 0,29 punti.
La manovra Monti per il 2012 ha portato l’Italia a una pressione della tassazione patrimoniale immobiliare del 2,2% sul Pil e del 2,75% sul reddito disponibile contro la media Ocse di 1,27% e 1,59%, ossia circa 1 punto in meno sul Pil e 1,15 sul reddito disponibile.
Il gap si fa più largo nei confronti della media Ue – che ha una pressione fiscale, rispettivamente, dell’1,15% e dell’1,40% – e ancor di più con l’Eurozona, che ha una pressione dell’1,13% e dell’1,40%, ossia la metà circa di quella dell’Italia sia rispetto al Pil che al reddito disponibile.
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