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"Sul tema dell'abitare stiamo mettendo in campo tre possibili modelli, di cui uno già operativo. Definirei questo primo modello come 'bilanciato': per ogni unità immobiliare locata a mercato, cerchiamo di locarne una a canone sociale vero." Così Stefano Scalera, amministratore delegato di Invimit Sgr, durante il suo intervento al convegno sulle politiche per l'abitare e la rigenerazione urbana, promosso dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri e Roma Capitale, che si è tenuto oggi al Metropolitan Center di Roma.
"Un caso concreto è quello degli immobili a Milano in Corso di Porta Romana e in via Carducci a Milano. Le unità in via Carducci saranno locate a prezzi di mercato, mentre le 8 unità di Corso di Porta Romana saranno locate a studenti, lavoratori fuori sede e giovani coppie con canone calmierato obbligatorio in media pari a euro 454 a posto letto al mese (i posti letto sono 39). Riusciamo a realizzare questo modello contenendo la nostra redditività economica e collaborando con un gestore privato che si farà carico dei lavori di ristrutturazione e degli arredi. Contiamo di riproporre questo modello anche in altre città italiane.
Il secondo modello, che va sempre nella direzione dell'affordable housing, è quello di REgenera. Anche in questo caso è stato coinvolto il mercato, per trasformare ex uffici, ex caserme, ex centri di formazione professionale in student house, in silver house, etc. L'obiettivo, anche in questo caso, è la locazione con un mix tra canone di mercato e canone calmierato che non superi il 30% del reddito familiare netto. Per quanto riguarda questo modello, la prima operazione in cui sarà applicato verrà conclusa entro l'estate (anche grazie al supporto di Cassa Depositi e Prestiti e ad altri operatori di mercato).
Il terzo modello riguarda grandi aree urbane in sviluppo (Milano, Bologna, Venezia, Roma, Napoli) in cui tutti gli attori coinvolti operino per ricostruire quartieri con concetti di abitare diversi: con meno densità abitativa, spazi sociali più ampi; dedicati al verde, alla socialità e all'attività sportiva.
In conclusione, direi che non esiste un solo modello per affrontare le politiche dell'abitare né che i tre modelli da noi proposti esauriscano tutte le possibilità. Dal nostro punto di vista, la norma istitutiva ci consente di poter operare ricercando un rendimento paziente, di lungo periodo, ma con un contenuto sociale e ambientale rilevante. Ciò ci consente di progettare operazioni come quelle descritte. Esse, tuttavia, sono realizzabili solo con un duplice sforzo da parte degli enti: la disponibilità a valorizzare degli immobili di proprietà e la garanzia sui tempi amministrativi per le trasformazioni urbanistiche".
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