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23 Aprile 2026
Difficile il confronto tra Italia e altri Paesi europei sui dati relativi alla pressione fiscale sugli immobili così come calcolati dall’Ocse e riportati da Monitorimmobiliare.
Innanzi tutto l’Ocse - come si può vedere nel grafico allegato - ci aveva informato che la pressione fiscale immobiliare in Italia nel 2011 era superiore a quella della media (2,2% in Italia contro 1,8% nei paesi Ocse).
Ma, si sottolineava in quel commento, il carico fiscale italiano era superiore a quello del Regno Unito (4,1%) e della Francia (3,7%).
Questo era vero però solo in apparenza, perché andando a leggere dentro ai dati francesi e inglesi si apprende che in Francia e Gran Bretagna le tasse sugli immobili comprendono anche servizi indivisibili, tributi locali, tasse patrimoniali di diversa natura, così che non è possibile un confronto omogeneo con l’Italia.
A questo si aggiunge che i dati Ocse si fermano al 2011, non coprendo l’anno 2012, ovvero quello in cui è entrata in vigore l’Imu, dove, secondo stime che Federimmobiliare aveva reso note ad inizio 2013, l’incremento della pressione su base annua in Italia era quantificata nel 37%, cifra che è stata peraltro confermata recentemente ed in modo autonomo anche dall’Ance in una audizione alla commissione Finanze del Senato, secondo cui il gettito immobiliare a consuntivo è aumentato, nell’ultimo anno, del 36,8%.
Così dal 2,2% del 2011 la pressione immobiliare in Italia viene a superare la soglia del 3% del Pil; una misura che colloca il nostro Paese al di sopra della media Ocse del 67%, il ché conduce ad una conclusione negativa al quesito iniziale.
Scarica grafico in allegato
Allegati:
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