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8 Febbraio 2014

Vendesi Reggia di Caserta! Ma è solo una provocazione. E non è detto sia un bene

di Vittorio Zirnstein

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Cartelli con la scritta "vendesi" sono stati affissi al portone principale della Reggia di Caserta e lungo il viale che conduce al monumento vanvitelliano.

 

Si tratta di un'iniziativa messa in atto dall'artista abruzzese Pep Marchegiani che, con un blitz improvviso, ha tappezzato nel pomeriggio con una ventina di manifestini simili agli annunci delle agenzie immobiliari piazza Carlo III.

 

L'annuncio di vendita comparirà su numerosi quotidiani nazionali e sui maggiori siti Internet di annunci immobiliari.

 

Lo scopo è di richiamare l'attenzione delle istituzioni e dell'opinione pubblica sul "decadimento e l'abbandono della Reggia di Caserta e dell'intero patrimonio artistico italiano".

 

Si tratta cioè di una provocazione.

 

Purtroppo, solo di una provocazione.

 

Visto soprattutto lo stato di degrado cui ormai è abbandonato lo storico edificio borbonico, come tanti altri siti archeologici nazionali di grandissimo valore, praticamente lasciati a sé stessi.

 

Pompei per esempio, giusto per citare il nome più noto e ricorrente.

 

Il problema è che anche questa volta ci si limita a denunciare la mancanza d'efficienza del pubblico nel gestire l'immenso e ricchissimo patrimonio artistico e culturale del Paese, pretendendo che il problema venga risolto dallo stesso settore pubblico che si è dimostrato con ogni evidenza incapace nel farlo.

 

Nel Paese c'è una fortissima prevenzione verso l'intervento dei privati in ogni ambito culturale, soprattutto se si tratta di realtà note al pubblico, che assicurano a chi alza la voce vasta platea.

 

E non si capisce bene il perché e soprattutto se ciò sia veramente utile alla cultura stessa.

 

Pare possibile, per esempio, che l'Empire state building di New York fatturi più del museo degli Uffizi di Firenze?

 

Marchegiani mette a confronto le due Regge borboniche di Versailles e di Caserta, che contano rispettivamente 10 milioni di visitatori per la reggia francese contro i 531mila di Caserta.

 

E si potrà contestare che il peso dello Stato in Francia sia ben superiore che in Italia, anche nella cultura.

 

E' vero, ma ci si dimenticano due aspetti: il primo è che Oltralpe la gestione pubblica funziona, forse anche per un maggiore e più diffuso senso civico rispetto al nostro, e in secondo luogo, a Parigi nessuno si scandalizza se il Louvre viene affittato a caro prezzo a privati per organizzarvi eventi mondani.

 

Eventi anche frivoli, purché redditizi per il gestore del museo e che quindi contribuiscono a mantenerne il pregio e la produzione di cultura.

 

In Italia l'affitto degli Uffizi per un evento mondano ha scatenato un putiferio.

 

E purtroppo non per il fatto che la tariffa fosse troppo bassa per la location, ma per questioni assurdamente (o interessatamente) ideologiche.

 

La conclusione del provocante cartello vendesi sulla Reggia di Caserta è “con la cultura all'estero ci mangiano, sulla cultura in Itaglia (sic) ci mangiano sopra".

 

Troppo spesso, però, chi alza il tono sul tema è chi è già attovagliato e ben pasciuto o chi desidererebbe tanto unirsi al desco più che risolvere la situazione.

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