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Nei giorni scorsi (precisamente il 6 aprile) gli Stati Uniti hanno annunciato un nuovo round di sanzioni nei confronti della Russia. Il periodo che è seguito è stato caratterizzato da sforzi per comprendere e interpretare le possibili conseguenze, da incontri con società e policy maker e da riposizionamenti e trading in base alla volatilità del mercato. La lista degli interessati dalle sanzioni include 7 oligarchi, 17 funzionari e 12 società. Il mercato russo è calato del 9,7% nell’ultima settimana, oltre a un indebolimento del 6,0% del rublo rispetto al dollaro.
A prima vista le nuove sanzioni appaiono semplicemente come un nuovo round. Tuttavia, la differenza sta nel fatto che in questa istanza a tre società quotate, tra cui due (EN+ e Rusal) in cui gli investitori sono esposti in maniera significativa, è stato comminato il livello massimo di sanzioni (OFAC – de facto un congelamento degli asset). Le azioni delle due società si sono dimezzate e gli scambi sono stati bloccati dalle istituzioni di clearing. Gli investitori hanno ora 30 giorni per vendere questi titoli. East Capital non è investita né in EN+ né in Rusal.
È stato colpito in particolare Oleg Deripaska, il primo azionista di EN+ e Rusal. La diretta conseguenza è stato il blocco delle vendite di alluminio da parte di Rusal sul London Metals Exchange. Considerati i debiti pari a 9,6 miliardi di dollari è difficile vedere come la società possa sopravvivere dato che le banche occidentali probabilmente smetteranno di finanziarla. Lo Stato russo molto probabilmente interverrà per salvare Rusal, ma non è chiaro se Deripaska continuerà ad esserne il proprietario. Secondo alcune voci Deripaska ha prestato denaro a Paul Manafort, che ha contribuito all’elezione di Trump. Si può quindi vedere una sorta di interferenza russa nelle elezioni USA, e potrebbe essere la ragione per cui Deripaska è stato oggetto di sanzioni.
È importante differenziare tra effetto sul mercato nel breve termine e conseguenze economiche. Delle 24 società russe che abbiamo incontrato nei giorni appena trascorsi non una ha rivisto al ribasso le proprie previsioni, mentre alcuni esportatori prevedono addirittura di fare affari migliori vista la debolezza del rublo. Un buon indicatore del sentiment di mercato potrebbe essere la scelta di Sberbank, la più grande banca del Paese, che ha mantenuto stabile l’indicazione del costo del rischio, pari a 130 punti base. La banca aveva mantenuto un certo buffer rispetto al dato e si aspettava una revisione al ribasso dello stesso, mentre ora prevede di essere in linea. Non prevediamo nessun impatto significativo in termini di crescita economica, anche se il rublo debole potrebbe portare a un leggero aumento dell’inflazione rispetto al dato attuale del 2,4%.
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