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24 Luglio 2019

Fidelity I., da Bce probabile nuovo taglio dei tassi

di  Andrea Iannelli, Investment Director sull'obbligazionario, Ario Emami Nejad, Portfolio Manager Fixed Income e Rosie McMellin Portfolio Manager Fixed

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Se all'inizio dell'anno è stato il turno della Fed di passare a una posizione più accomodante, nel secondo trimestre il testimone è passato alla BCE. Al forum annuale delle banche centrali di Sintra, Draghi ha trasmesso ancora una volta un messaggio forte al mercato, ovvero che la BCE è pronta ad agire e a fare di più se necessario, con la banca centrale che sta ancora combattendo con un'inflazione bassa e un contesto di crescita impegnativo nella zona euro.

I commenti di Draghi forse non sono uguali al discorso "Whatever it takes" del 2012, ma l’effetto è stato finora altrettanto significativo. Rimettendo all'ordine del giorno le prospettive di un maggiore allentamento, compresi i tagli dei tassi e un nuovo ciclo di Quantitative Easing e CSPP, il Presidente uscente della BCE ha aggiunto carburante al rally sia per i titoli di Stato che per i risky asset.

Le prossime riunioni della BCE del 25 luglio e di settembre saranno ora fondamentali per l'andamento dei mercati europei dei tassi e del credito.

Il nostro caso base rimane che un taglio dei tassi sia più probabile rispetto a un nuovo round di QE in questo frangente, e potrebbe essere annunciato già questa settimana, con il messaggio di una riduzione per molto più a lungo nel tempo che sarà ulteriormente rafforzato. Abbiamo dei dubbi sulle possibilità e sull'impatto di un QE 2.0. Non è ancora chiaro quando la BCE riavvierà effettivamente il programma QE, con diversi dati che verranno comunicati nei prossimi mesi che potrebbero rendere meno pressanti le argomentazioni a favore dell'acquisto di asset. Inoltre, anche se il programma QE dovesse essere riavviato, le sue dimensioni e la sua durata potrebbero deludere le aspettative.

Guardando all’Italia, essendo stati i BTP sostanzialmente neutrali nel corso del trimestre, verso la fine di giugno siamo passati a una posizione strutturalmente corta, espressa principalmente in BTP a 5 e 10 anni. Preferiamo rimanere cauti nell'invertire la nostra posizione nei confronti dell'Italia esclusivamente sulla base delle aspettative di QE. Il principale barometro del patrimonio italiano rimane a nostro avviso l'atteggiamento del Governo nei confronti delle finanze pubbliche, con le trattative sul bilancio che si profilano in autunno. Se le autorità italiane dovessero mostrare la volontà di scendere a compromessi con la Commissione, puntando a un disavanzo significativamente inferiore al 3%, ad esempio attraverso l'aumento dell'IVA e la graduale introduzione di tagli fiscali, allora i BTP potrebbero tornare a essere interessanti. D'altra parte, un governo italiano più rilassato dal punto di vista fiscale che si oppone ai suoi partner europei durante i negoziati non sarà accolto favorevolmente dai mercati, anche in caso di QE 2,0.

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