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20 Settembre 2011

Col taglio del rating italiano si riaffaccia lo spettro dei super fallimenti. Il caso Norman 95

di Maurizio Cannone

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Piano piano i nodi vengono al pettine.

Nonostante si tenti di diffondere ottimismo, assolutamente ingiustificato e deleterio.

Forse il differenziale Btp-Bund arrivato a livelli insopportabili per un Paese avanzato non ci ha convinti che la situazione è pericolosa.

Forse il declassamento del debito italiano da parte di S&P avrà l’effetto di farci vedere con chiarezza la situazione.

Forse serve ripercorrere le tappe di un grande fallimento, da 200 milioni, di un gruppo immobiliare descritto dalla stampa e dai PR come destinato a un grande futuro.

Questo articolo del Mondo (la versione integrale si trova nella sezione Giornali Oggi) forse serve a non ripetere gli errori del passato.

Forse.


La verifica dei crediti, ovvero di ciò che rimane davvero di Norman 95, durerà fino all'autunno.

Poi curatori nominati dal tribunale faranno un iniziale bilancio.

Una prima udienza è prevista il 2 novembre, un'altra, tenendo conto dei creditori ritardatari, il 21 febbraio 2012.

Il futuro è poco roseo: la Norman 95, fallita il 20 luglio, oggi mette sul tappeto 200 milioni di debiti e un attivo risibile, dietro una matassa di operazioni in certi casi opache.

Tant’è che la procura della Repubblica di Milano ha deciso di valutare l'esistenza di eventuali reati. Nel mirino figurano gli amministratori degli ultimi anni.

La fine della Norman 95 segna il tramonto di un'epoca. A fondarla è stata la famiglia Cimatti, e in particolare Romano, manager di lungo corso in campo immobiliare.

Romano Cimatti, negli anni Ottanta, è stato amministratore delegatodella Nuova edificatrice del finanziere Paolo Federici, a capo della Eurogest, poi finita al centro di un scandalo (dubbi sulla raccolta di denaro) e di indagini della magistratura.

Successivamente, è andato a guidare la compagnia immobiliareLasa di Carlo De Benedetti, lasciata a metà anni Novanta, con strascico di azioni legali riguardo a perdite accumulate e alla scelta di alcune operazioni finanziarie.

LAVORAVAMO ALLA LASA
La passione e la competenza per il mattonedi Cimatti, nel 1995, si traducono nella nascita del gruppo Norman, il cui nome unisce l'anno di fondazione della società all'appellativo del cane di famiglia.

Romano, alla testa dell'azienda con sede a Milano, insedia i due figli Maurizio e Massimo, quest'ultimo come ad.

L'idea di business è quella della gestione di grandi immobilidi proprietà e di terzi: alberghi, uffici, residenze. Viene chiamata "gestione dinamica"che comprende amministrazione, manutenzione e dismissioni, sull'esempio di ciò che già fanno alcune grandi società americane.

In più, il gruppo Norman si impegna nella costruzione di edifici e nel brokeraggio assicurativo.

"Siamo i primi in Italia a fare gestione dinamica"dice Massimo Cimatti.

In breve il portafoglio clienti di Norman annovera big del mondo bancarioe assicurativo, sono siglati accordi con operatori immobiliarinegli Stati Uniti, a livello di gruppo nel 1999 si parla di un fatturato di 220 miliardidi lire (113 milioni di euro), di un patrimonio gestito di 1.500 miliardie dell'obiettivo di quotarsi in Borsa.

Per un po' le cose sembrano andare con il vento in poppa.

Negli anni 2000 la società lavora con Banca popolare di Lodi (Bpl), Pirelli real estate, il gruppo Ligresti. Nel capitale, intanto, entrano Carige, Sai, Aviva, Cassa di risparmio di Alessandria e la stessa Bpl di Gianpiero Fiorani. Gli intrecci finanziari aumentano.

Mentre Norman ottiene la quotazione all'Aim di Londra, nel 2005 Massimo Cimatti rileva la Lasa, un tempo diretta dal padre e in precedenza ceduta da De Benedetti a Merrill Lynch.

Due anni dopo viene presa in concessione la gestione dell'autodromo di Formula 1 di Imola, con il supporto finanziario di Unipol, legato ai Cimatti, anche se ormai il rapporto più stretto è quello maturato con il banchiere Fabrizio Palenzona, che di Norman 95, dal 2001, diventa vicepresidente.

Ancora nel 2006 vengono sbandierati progetti di investimentiper centinaia di milioni, specie in campo turistico.

SOS BANCHE AMICHE
La situazione precipita tra il 2008 e il 2009.

La crisi del comparto immobiliare, le conseguenti difficoltà finanziarie e il debito fuori controllo costringono i Cimatti (rimasti con il 27% del capitale) a rivedere i sogni di gloria.

Una decina di banche, tra cui Unicredit, Ubi e Banca Intesa, pesantemente esposte con Norman, negozia una moratoria per ristrutturare il debito.

In soccorso si schierano soprattutto Palenzona e il gruppo Ligresti. Norman mette sul piatto una serie di dismissioniimmobiliari, del valore di 180 milioni, per salvare il salvabile.

Poi cerca di alleggerirsi di società controllate o collegate, taglia il personale.

Non funziona.

A un certo punto Cimatti cede il controllo azionario e la guida al finanziere Corrado Coen, ma non si risolve nulla, e bisogna fare marcia indietro.

Per evitare il baratro del crack, vengono nominati i liquidatori Alessandro Manfredini e Paolo Mariconda, il cui obiettivo è studiare un salvataggio in extremis.

Qui è prevista l'eventuale vendita di Norman 95 alla società Concilium, una newco formata da Vittorio Farina (stampatore ed editore a capo della Ilte), vicino a Luigi Bisignani (faccendiere già iscritto alla P2 e successivamente coinvolto nell'inchiesta P4), insieme alla Cassa di risparmio di Alessandria e alla Orione investimenti(Fondazione Crt).

Ormai ci sono 200 milioni di debiti che schiacciano ogni via d'uscita. Nel 2010 la liquidazione approda alla richiesta di un concordato preventivo, ovvero il tentativo di trovare un accordo con i creditori per evitare il peggio, con l'intenzione finale di vendere a Concilium.

Presa in consegna dal tribunale nel giugno 2010, la proposta passa nelle mani del giudice delegato Roberto Fontana e dei commissari giudiziali Arianna Aldrovandi, Gianluigi Brambilla e Daniela Ortelli.

Il piano offerto prevede tra l'altro che il rimborsoai creditori chirografari (cioè non garantiti, a differenza di gran parte di quelli delle banche) scenda dal 5% al 3%.

Il 70% dei fornitori, perciò, vota contro, comprendendo che per loro le cose si metterebbero particolarmente male.

Viceversa, a inizio 2011 il concordato ottiene il via libera a larga maggioranza degli istituti coinvolti.

Ma, secondo i commissari giudiziali, le banche si muovono in posizione di conflitto d'interesse. In effetti, sono gli stessi protagonisti (come Palenzona, anche vicepresidente di Unicredit e uomo influente in Fondazione Crt, che dal 2008 ha lasciato il posto di numero due della Norman in rappresentanza di Cr Alessandria) che in passato hanno ricoperto ruoli apicali nella società e hanno avuto rapporti societari con i Cimatti.

Scrivono i commissari: "La proposta risulta approvata da soggetti non del tutto terzi rispetto al concordato".

Il sospetto è che il piano per evitare il fallimento tuteli le banche a danno degli altri creditori.

ATTIVO MODESTO
Intanto, nel triste elenco di beni stilato dai commissari, a fine 2010 chiamati a fare l'inventario, nella sede milanese non rimane che una serie di sedie, attaccapanni, armadi, scrivanie, scanner, personal computer.

L'attivo complessivo ammonta a 6 milioni, l'indebitamento diretto a 50 milioni (200 totali).

La preoccupazione dei commissari viene fatta propria dal pm Luigi Orsi, che chiede il fallimento della Norman 95.

Sulla scorta poi della relazione del giudice Fontana, che parla di "operazioni volontarie di depauperamento della società” e di “malagestio accertata per 28,6 milioni”, l'indagine si allarga.  
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