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3 Settembre 2025

Confedilizia: bene il Piano Casa, ora rilanciamo l'affitto privato

di Giorgio Spaziani Testa, Presidente Confedilizia

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In un passaggio del suo intervento al Meeting di Rimini, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha dichiarato che una delle priorità su cui intende lavorare insieme al Ministro Matteo Salvini è un piano casa a prezzi calmierati per le giovani coppie. L'annuncio della Premier segue l'approvazione, nell'ultima legge di bilancio, di due norme: una, finanziata con 560 milioni di euro a partire dal 2028, ma probabilmente destinata a essere almeno in parte anticipata, che affida a un decreto l'attuazione di un piano nazionale per l'edilizia residenziale pubblica e sociale denominato "Piano casa Italia"; l'altra, sostenuta da 1 miliardo e 381 milioni nel 2025, che prevede l'efficientamento dell'edilizia pubblica, anche residenziale, e delle abitazioni di famiglie a basso reddito e vulnerabili. Questa attività è necessaria considerata l'esistenza di ben 86.000 alloggi popolari non assegnati, perché bisognosi di interventi di ristrutturazione, che si aggiungono a molte migliaia di abitazioni occupate abusivamente, a seguito di azioni illegali o per effetto di mancati controlli sulla persistenza dei requisiti.

Al di là dei contenuti specifici delle misure in gestazione, è positivo che il Governo abbia confermato l'intenzione di affrontare concretamente un problema di grande importanza economica e sociale come l'accesso all'abitazione. Un problema che necessita di essere trattato con un ventaglio di misure, affiancando a quelle la cui realizzazione richiede tempi estesi, come gli interventi di edilizia pubblica, altre che siano in grado di produrre effetti immediati.

In questo quadro, un ruolo importante può essere svolto dalla proprietà immobiliare diffusa, fatta di milioni di piccoli risparmiatori, e dall'affitto privato. Occorre ampliare questa tipologia di offerta abitativa, che ha margini di crescita. E per farlo bisogna dare ai proprietari incentivi e sicurezze. Tra gli incentivi, due misure potrebbero determinare un incremento del numero di case disponibili a canoni accessibili. La prima è l'estensione a tutti i comuni dell'aliquota del 10% della cedolare secca prevista in caso di utilizzo dei contratti di locazione a canone concordato, quelli che hanno minimi e massimi fissati in sede locale dai rappresentanti della proprietà e dell'inquilinato. Ora quest'aliquota ridotta si applica nei comuni capoluogo, in quelli confinanti con 11 grandi città, nei comuni considerati ad alta tensione abitativa e in quelli colpiti da specifiche calamità. La sua estensione a tutta Italia avrebbe il pregio, oltre che di semplificare un sistema complicato, di ridurre la pressione abitativa su alcuni centri, indirizzando la richiesta di case su altri e favorendo la rivitalizzazione di aree interne.

Il secondo intervento suggerito consiste nell'incremento della riduzione Imu da qualche anno prevista per la stessa tipologia di locazioni. Attualmente la percentuale è del 25%: andrebbe almeno raddoppiata, ma se si arrivasse all'azzeramento dell'imposta il messaggio giungerebbe in modo inequivocabile, le risposte in termini di maggiore offerta abitativa sarebbero conseguenti e gli oneri per l'erario contenuti.

Quanto alle certezze, i proprietari devono sapere che al termine della locazione, o in caso di morosità, l'immobile verrà loro restituito in tempi rapidi. Se si raggiungesse anche questo obiettivo, le case in affitto si moltiplicherebbero, con vantaggi concreti per i giovani, per le famiglie e per l'intero Paese. Ma su questo punto non s'impongono soltanto modifiche normative: servono anche cambiamenti di prassi consolidate in chi le leggi è chiamato a eseguirle.

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