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31 Luglio 2012

Investimenti: Londra e Parigi tornano al top, Sud Europa in affanno

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Il secondo trimestre 2012 ha registrato un aumento significativo nelle attività di investimento in immobili nel Regno Unito e in Francia, sia rispetto al primo trimestre che allo stesso periodo dell’anno scorso.

Lo ha rilevato una ricerca condotta da Cbre, dove si sottolinea che “gli investitori, in un momento di ulteriore incertezza finanziaria, hanno cercato i mercati più liquidi.

In particolare Londra e Parigi hanno registrato le maggiori transazioni nel settore uffici”.

In generale, l’attività degli investimenti immobiliari in Europa è rimasta sostanzialmente stabile negli ultimi due anni, facendo registrare volumi trimestrali tra i 24 e i 27 miliardi di euro.

Il secondo trimestre 2012 ha fatto tuttavia registrare un sostanziale cambiamento nelle tendenze nazionali rispetto a quelle emerse negli ultimi due anni con Londra e Parigi di nuovo protagoniste.

Al contrario, i mercati che erano stati precedentemente in forte crescita, Germania, Paesi Nordici e dell'Europa centrale e orientale, pur rimanendo tra i mercati target degli investitori, hanno visto un rallentamento dell'attività di investimento immobiliare, iniziando a scontare una scarsa disponibilità di asset prime e un rischio di surriscaldamento dei prezzi.


I mercati considerati secondari, tra cui l’Italia, stanno invece attraversando un momento di forte difficoltà, penalizzati dalla percepita debolezza di alcuni fondamentali economici e speculazione internazionale sui debiti sovrani.

In Italia il volume degli investimenti nei primi sei mesi del 2012 si attesta sul valore di 1,7 miliardi di euro, trainato principalmente dalla cessione del 49% delle quote in Gci da parte di Simon Property. Solo nel secondo trimestre 2012 gli investimenti realizzati si sono attestati sul valore di 382 milioni di euro, il 53% in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.


Paolo Bellacosa, executive director capital markets di Cbre Italia, ha così commentato il quadro nazionale: “In Italia il volume degli investimenti dei primi sei mesi del 2012 ci riporta ai volumi registrati negli anni 2003-2004 ed è circa il 50% inferiore alla media semestrale degli ultimi anni, nonostante la significativa operazione di Simon Property ad inizio anno che, tuttavia, non è identificabile come un’operazione di mercato”.

“Oltre alla congiunturale difficoltà – continua Bellacosa – il volume delle transazioni fatica a ripartire anche per un disallineamento ancora significativo tra i valori attesi e i prezzi che i potenziali acquirenti sono disposti a pagare.

Parlando tutti i giorni con gli investitori, soprattutto internazionali, la percezione che abbiamo è che potrebbero iniziare a valutare positivamente nuove opportunità in Italia solo dopo una revisione dei valori che rifletta un incremento dei rendimenti di almeno 100 basis points”. 


La maggior parte del volume investito nel secondo trimestre ha interessato operazioni di tipo value added.

In particolare si tratta di uffici vuoti in aree centrali o semicentrali, prevalentemente a Roma e Milano.

Alessandro Mazzanti, ceo di Cbre Italia, ha spiegato: “A Roma e Milano stiamo vedendo, già dalla seconda metà dello scorso anno, una tendenza crescente ad acquistare uffici vuoti da tempo e posizionati in zone centrali-semicentrali da riconvertire e/o mettere a reddito.

In particolare, la riconversione in residenziale di lusso inizia ad essere valutata positivamente sia da investitori con un profilo value added sia da proprietari.

Infatti, nel momento attuale del mercato, in cui le prospettive per il mercato direzionale nel medio periodo sono incerte, il mercato residenziale in alcune zone della città sta mostrandosi più solido e meno volatile e con valori di uscita interessanti.

Questa sarà una tendenza crescente nei prossimi mesi”.

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