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29 Aprile 2026
27 Aprile 2026
In Italia bisognerebbe prendere esempio dalla Spagna: liberalizzare gli affitti e dare così una boccata d’ossigeno a un settore immobiliare in affanno.
A dirlo è il presidente di Fiaip Bergamo Giuliano Olivati (foto) che vede le operazioni messe in atto in Spagna in tema di affitti come modello al quale potrebbe ispirarsi il nostro Paese.
In Spagna la liberalizzazione degli affitti ha stabilito una durata massima dei contratti in 3 anni, lo sfratto all'inquilino moroso dopo 10 giorni di ritardo, e la possibilità per l'inquilino di recedere dal contratto con soli 30 giorni di preavviso.
La durata massima di 3 anni (contro la durata minima di anni 4+4 del contratto residenziale a canone libero in Italia) soddisfa l'istanza del proprietario di rimanere "padrone" del suo bene immobile, senza legarsi in vincoli troppo lunghi.
Si dà così al padrone di casa la certezza sui tempi di rilascio dell'immobile incentivando la proprietà a dare in affitto quegli alloggi oggi spesso tenuti a disposizione per un figlio che sta crescendo o per esigenze futuribili, nel timore che affittandoli se ne venga in qualche modo spossessati a favore dell'inquilino "impossibile da mandar via".
Analogamente, “mettendoci nei panni dell'inquilino” afferma Olivati, la possibilità di recedere con un mese di preavviso (contro i sei mesi solitamente previsti dai contratti di locazione in Italia) rende snello e fluido il rapporto contrattuale, agevolando quella flessibilità occupazionale oggi richiesta dal mercato del lavoro, che spinge a cambiare città e regione per non perdere occasioni professionali.
Lo sfratto-express che il giudice spagnolo può decretare dopo solo 10 giorni di morosità, infine, garantisce la certezza dei tempi di rilascio dell'immobile in una situazione critica, consentendo al proprietario di rimettere subito l'appartamento sul mercato locativo, per minimizzare il mancato guadagno dello sfitto.
“L'Italia - sostiene il presidente di Fiaip Bergamo - deve rivedere la sua filosofia di fondo, tesa a scaricare il problema abitativo sui proprietari, prima con l'equo canone, poi coi patti in deroga e infine con i contratti a canone concordato (non a caso meno gettonati del canone libero, anche perché resi fiscalmente meno competitivi dall'introduzione della cedolare secca), e adottare finalmente un'ottica liberistica di autoregolamentazione del mercato”.
Aumentare la flessibilità della locazione sia per il proprietario che per l'inquilino per Olivati porterebbe all'aumento dei contratti d'affitto con conseguente diminuzione dei canoni di locazione, quindi a tutto vantaggio dell'inquilinato.
L'aumento dell'offerta locativa consentirebbe inoltre agli inquilini di trovare con facilità un'alternativa abitativa, terminato il contratto di affitto, rendendo più agevole la relocation.
“La locazione - conclude - sarà il jolly del mercato immobiliare del futuro, dato che molte famiglie non saranno in grado di acquistare a causa del credit crunch e della precarietà economica e occupazionale che sta prendendo piede: questo è il momento di rendere questo potente strumento più fluido e accessibile.
In questo modo si salvaguarderebbe sia il diritto costituzionale all'abitazione, sia l'esigenza della proprietà di mettere a reddito gli immobili sfitti e improduttivi, generando anche un indotto di manutenzioni, messe a norma e riqualificazioni energetiche del patrimonio immobiliare obsoleto, e riaprendo il mercato della compravendita del residenziale da reddito.
Dal movimento economico e dal profitto deriverebbe infine un gettito fiscale oggi più che mai necessario alle casse dello Stato”.
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