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11 Agosto 2014

Perché la Spagna sta uscendo prima dell'Italia dalla crisi del mattone

di Cristina Giua

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Negli anni immediatamente successivi al crac Lehman del settembre 2008, lo scoppio della bolla immobiliare nella penisola iberica è stato, almeno a livello europeo, il più rapido e il più drammatico (basti pensare a quello che è ancora oggi la piaga sociale provocata dagli sfratti).

Più di quanto sia accaduto nello stesso periodo in Gran Bretagna, dove il crollo dei prezzi delle case e dei volumi di vendita c'è stato, ma altrettanto rapido è stato il recupero (soprattutto a Londra dove oggi si torna a parlare con insistenza di bolla del real estate).

Senz'altro più di quanto accaduto in Italia, dove fino al 2009-2010 la crisi del mercato residenziale si è manifestata a poco a poco, per poi aumentare il passo fino ad oggi, con quotazione e numero di compravendite ancora di segno negativo, anche se la caduta nelle grandi città è finita, come suggeriscono i dati degli ultimi trimestri.


Non così la Spagna: più rapida nella cadere, ma più reattiva nel rialzarsi.

C'è da chiedersi cosa abbiano fatto meglio di noi per uscire dalle curve.

La bad bank messa in piedi in tutta fretta dal Governo di Madrid come rimedio pensato per gli asset tossici delle banche a dire il vero sta funzionando con molte più difficoltà del previsto, molto più efficaci si stanno invece rivelando le misure generali per l'economia, vera chiave per far ripartire il sistema immobiliare.

Fatto sta che per il quarto mese consecutivo il mercato delle case ha fatto registrare un saldo di segno più.

A giugno il numero delle compravendite è stato dell'8,8% in più rispetto allo stesso mese del 2013.

I dati sono ufficiali e arrivano dall'Istituto nazionale di statistica (Ine), il quale non manca tuttavia di segnalare che, sempre su base annua ma guardando al primo semestre nel suo complesso, il saldo continua ad essere negativo (-5,4%).

La ripresa degli ultimi mesi – segnala ancora l'Istat iberica - è trainata dalla vendita di abitazione usate (+17,4%), mentre quella dell'edilizia nuova segna una discesa del 3% rispetto allo stesso periodo del 2013.

A beneficiare del rimbalzo sono soprattutto le aree di Madrid, Estremadura e Navarra.

Intanto la scorsa settimana il ministro dell’Economia Luis de Guindos ha comunicato di aver rivisto al rialzo le proprie stime di crescita. 

Il Pil spagnolo nel 2014 è previsto in rialzo dell’1,5% (rispetto al +1,2% indicato precedentemente) – e i dati su un segmento come quello dell'immobiliare direzionale/uffici sta dando ragione all'Esecutivo  -  mentre per l’anno prossimo la crescita è prevista al 2%, contro la precedente stima dell’1,8%, (anche qui diametralmente opposta la sorte del nostro Paese, se contrapponiamo alle cifre del Ministro spagnolo quelle italiane, che vedono un secondo trimestre 2014 chiuso in recessione: -0,2% trimestrale, -0,5% annuo).

 

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