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19 Agosto 2019

Rallenta l'inflazione in Eurolandia, si allarga spettro recessione (Report)

di G.I.

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L'inflazione nell'Eurozona rallenta, a luglio, ad un tasso annuo dell'1% in calo dall'1,3% registrato a giugno mentre, un anno prima, il tasso era al 2,2%. Lo rende noto Eurostat, l'ufficio statistico dell'Unione Europea precisando che l'inflazione annua dell'Unione europea a 28 è stata dell'1,4% a luglio in calo dell'1,6% a giugno e dal 2,2% di un anno prima.

La variazione mensile per l'area euro è del -0,5 per cento. Le percentuali annue piè basse sono state registrate in Portogallo (-0,7%), Cipro (0,1%) e Italia (0,3%) mentre i tassi più alti appartengono a Romania (4,1%), Ungheria (3,3%), Lettonia e Slovacchia (entrambi 3%). Rispetto a giugno, l'inflazione annua è diminuita in quindici Stati membri, è rimasta stabile in due ed è aumentata in undici. A luglio, il contributo più elevato al tasso d'inflazione annuale nell'area dell'euro è venuto dai servizi (+0,53 punti percentuali) seguiti da cibo, alcol e tabacco (+0,37 punti), beni industriali non energetici (+0,08) ed energia (+0,05).

Un segnale, questo che arriva da Eurostat, che va ad aggiungere preoccupazioni allo spettro di recessione che dagli Usa alla Germania colpisce le principali economie del pianeta.

A lanciare un nuovo esplicito segnale in questo senso è stata la Bundesbank che nel consueto bollettino mensile ha spiegato che già nel terzo trimestre dell'anno l'economia tedesca potrebbe scivolare in recessione. E questo a causa di una "forte contrazione" della produzione industriale, ostacolata dalle tensioni commerciali internazionali a partire dalla guerra dei dazi tra Cina e Usa.

"L'economia potrebbe contrarsi di nuovo quest'estate dopo un calo dello 0,1% del Pil nel secondo trimestre", osserva la Bundesbank, spingendo il paese verso una recessione tecnica. La prospettiva riaccende a Berlino il dibattito sulla necessità per il governo tedesco di deviare dal suo dogma di pareggio di bilancio per fornire i mezzi necessari a spingere l'economia.Ma anche sull'altro lato dell'Oceano la prospettiva di una brusca frenata dell'economia si fa sempre più concreta. E in tempi sempre più ravvicinati. Il 98% degli esperti intervistati tra il 14 luglio e il primo agosto nell'ambito di un sondaggio condotto negli Usa dalla National Association for Business Economics, la più grande associazione professionale degli economisti aziendali, ritiene che l'economia statunitense entrerà in recessione dopo il 2019. Il campione è diviso tra chi posiziona l'inversione di marcia già nel 2020 e chi la prevede per il 2021. Questi dati hanno effetti a cascata sulle altre economie.

Un rapporto stilato da Reuters Tankan sulla situazione in Giappone mostra che il sentiment delle aziende manifatturiere nipponiche è scivolato al valore più basso dall'aprile del 2013. L'indice relativo al mese di agosto è crollato ad agosto a -4 punti, dai +3 di luglio. Si tratta del primo dato al di sotto dello zero in più di sei anni. E tra i fattori responsabili della sfiducia delle aziende giapponesi, spicca il timore di una recessione scaturito anche dalla guerra commerciale in corso che incombe sulle economie di Stati Uniti e Germania. Le aziende giapponesi guardano con preoccupazione anche al pericolo di un peggioramento dell'economia cinese.

Ora mercati e analisti tornano a guardare alle banche centrali, specie Fed e Bce, da cui si attendono nuovi stimoli monetari. E negli ultimi giorni si sono moltiplicati i segnali in questo senso. La People's Bank of China ha reso noto che, a partire da questo mese, introdurrà un meccanismo volto ad abbassare i tassi sui prestiti su base reale, mentre venerdì scorso Olli Rehn, governatore della banca centrale finlandese e membro della Bce, ha preannunciato mosse molto aggressive della banca centrale europea il prossimo 12 settembre, con possibile taglio dei tassi e un sostanziale piano di acquisto di asset. E negli Usa anche la Fed resta sotto pressione dopo il taglio dei tassi, giudicato troppo timido dalla Casa Bianca, portato a termine nelle scorse settimane.

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