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23 Maggio 2014

S&P: Spagna batte Italia, per recuperare in campo le riforme

di Vittorio Zirnstein

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La Spagna batte l'Italia.

 

Non si parla di calcio in vista degli imminenti mondiali brasiliani.

 

La formazione iberica, che già le ha suonate agli azzurri nella finale del campionato europeo, parte in effetti tra le favorite, mentre gli 11 di mister Prandelli sono tra gli outsider.

 

Questa volta, però, il giudizio è meno prevedibile e riguarda la solidità economica e finanziaria dei due Paesi.

 

L'agenzia di rating Standard & Poor's, infatti, ha migliorato il giudizio sul debito spagnolo a livello BBB.

 

Lo stesso dell'Italia.

 

In prospettiva, però, i bonos hanno messo la freccia e si apprestano a superare i Btp.

 

L'outlook sul debito di Madrid è infatti stabile.

 

Quello sul debito di Roma è invece negativo.

 

Eppure l'Italia non ha sofferto una recessione così severa come quella spagnola, dove nemmeno il comparto immobiliare, prima propellente e poi zavorra dell'economia iberica, sembra avere ancora raggiunto il punto di svolta dopo la pesante discesa degli ultimi anni.

 

La differenza sta nelle diverse prospettive dei due Paesi.

 

In Italia, secondo S&P, non si è ancora fatto abbastanza per cambiare il trend.

 

Le famose riforme di cui tutti parlano, ma che pochi realmente vogliono.

 

La revisione del giudizio di S&P sull'Italia è prevista per il 6 giugno.

 

In un report di gennaio, peraltro, l'agenzia di rating aveva aperto alla possibilità di miglioramenti nel caso di liberalizzazioni "sui mercati del lavoro, dei prodotti e dei servizi" in grado di sostenere la crescita.

 

Che necessita di attestarsi oltre la stima di S&P, che prevede un Pil in progresso dello 0,5% l'anno da qui al 2016.

 

Un po' pochino per sperare in una svolta.

 

Tra i settori su cui il Paese dovrebbe puntare per agganciare il treno della crescita ci sono l'immobiliare e le costruzioni.

 

Una loro ripresa farebbe da volano per l'intero sistema economico.

 

A cominciare dal mercato del lavoro.

 

Un buon esempio, in questo senso, arriva dalla Cina.

 

Secondo il Fondo monetario internazionale almeno il 14% dei posti di lavoro è generato da investimenti connessi con l'immobiliare.

 

In valore assoluto, e senza contare l'indotto, si parla di oltre 90 milioni di lavoratori.

 

Dalla crisi del 2008 il mercato immobiliare d'Oltremuraglia ha fatto da traino alla straordinaria crescita dell'economia, creando una miriade di posti di lavoro.

 

Si potrebbe obiettare che ora l'immobiliare cinese rischia però di entrare in crisi.

 

Verissimo, ma prima bisognerebbe arrivarci.

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