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1 Giugno 2018

Torna l'inflazione, ma non è detto che sia una buona notizia

di Luigi dell'Olio, Monitorimmobiliare

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Uno dei problemi ancora irrisolti della grande crisi finanziari è la bassa inflazione. È questa la ragione che ha spinto (e al tempo stesso consentito) alla Bce di mettere in campo il quantitative easing per tirare fuori dalle secche l’economia dell’Eurozona. L’obiettivo della Bce, ha più volte ricordato il Governatore Mario Draghi, è portare l’inflazione in prossimità del 2%, il che da una parte indica un ritorno della crescita e fa bene ai Paesi più indebitati (visto che cala il valore reale dell’esposizione), dall’altro suggerisce di non proseguire troppo a lungo sulla strada delle politiche monetarie ultraccomodanti per evitare l’iperinflazione.

Da anni la Bce persegue questo sforzo, ma il target è sempre apparso lontanissimo. L’economia dell’area è tornata a crescere, ma i prezzi hanno fin qui segnato un progresso di pochi decimali nel confronto anno su anno, soprattutto nei Paesi più in difficoltà sul fronte macro come l’Italia.

A maggio è però arrivata la svolta nella Penisola, con un incremento dei prezzi al consumo dell’1,1% nel confronto a dodici mesi rispetto allo 0,5% di aprile (+0,4% il confronto a un mese, cioè tra aprile e maggio). Si tratta di una stima provvisoria, che potrà essere rivista verso l’alto o il basso di un decimale, ma il segnale è chiaro: di colpo i prezzi si sono messi a correre. E il fenomeno ha riguardato soprattutto in maniera importante il cosiddetto “carrello della spesa”, cioè i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona, aumentati dello 0,8% su base mensile e dell'1,9% su base annua.

Anche nell'Eurozona si vede questa impennata, con l'inflazione che sale all'1,9% dall'1,2% di aprile. Nella stima flash di Eurostat, è l'energia ad avere l'impatto maggiore (6,1%, rispetto al 2,6% di aprile), seguita da cibo, alcol e tabacco (2,6%, rispetto a 2,4% di aprile), servizi (1,6%, dall'1%) e beni industriali non energetici (0,2%, da 0,3%).

Questo significa che l’accelerazione dell’inflazione non è dovuta tanto alla pressione della domanda o a un incremento dei salari, vale a dire a un’inflazione “buona”, da accelerazione della crescita economica, quanto alla dinamica delle materie prime. Sarà importante vedere come evolverà la situazione nei prossimi mesi, dato che il prezzo del petrolio è molto volatile, ma per il momento c’è poco da gioire.

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