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04 Giugno 2026
La crisi economica e immobiliare di Torino è conseguenza della mutazione di identità che la città sta attraversando: le nuove opportunità di investimento non hanno ancora completamente sostituito la sua antica anima industriale e l’aumento delle compravendite immobiliari registrato a Torino nel 2017 non è stato ancora sufficiente a generare un forte interesse da parte degli operatori a tornare ad investire significativamente nello sviluppo immobiliare.
Questi alcuni dei punti emersi al convegno “Torino ha un futuro”, organizzato da Aspesi Torino, che si è svolto oggi al Centro Congressi dell’Unione Industriale
All’incontro, che è stato moderato dal Presidente Nazionale di Aspesi, Federico Filippo Oriana, ha partecipato Guido Montanari, vicesindaco e Assessore alle Politiche Urbanistiche del Comune di Torino, ed è stato introdotto da Giuseppe Russo, economista, direttore del Centro Einaudi con una relazione su "Nuove idee e nuove funzioni economiche per Torino". Hanno dibattuto sui nuovi modi di organizzare l’offerta immobiliare Carlo Micono, docente del Politecnico – AI Group, Matteo Robiglio, architetto e docente del Politecnico, oltre a Giuseppe Roveda, ceo di Aedes SIIQ che ha realizzato a Torino il Caselle Open Mall.
Marco Crespi, Presidente di Aspesi Torino: “Solo grazie ad interventi mirati di recupero e riqualificazione urbana, attraverso operazioni volte alla trasformazione di edifici dotati delle caratteristiche funzionali e tecnologiche che oggi il mercato richiede, è possibile rilanciare e dare un contributo positivo e costruttivo per lo sviluppo della nostra città, senza la necessità di consumare nuovo suolo. La situazione potrebbe cambiare, anche rapidamente – ha continuato Crespi – perché la sfida che stiamo vivendo oggi nel nostro lavoro è rappresentata dalla capacità di analizzare le richieste dei nostri clienti, anticipare le tendenze e di conseguenza capire cosa vorrà dire vivere e abitare domani. Oggi tecnologia e società evolvono sempre più rapidamente, mentre tra il primo concept di una residenza e la sua consegna trascorrono circa 4 anni. La ristrutturazione del singolo appartamento non è più sufficiente a garantirne la qualità abitativa e il valore patrimoniale, ma occorre passare al recupero edilizio dell’intero edificio e, aumentando la scala, a quello urbanistico di interi quartieri, facendo in modo che gli immobili possano beneficiare di avanzamenti tecnologici: su tutti efficienza energetica, connettività e mobilità”.
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