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6 Maggio 2014

Caro affitti, da Berlino stop al portale Airbnb

di Chiara Merico

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Berlino contro Airbnb: dal primo maggio nella capitale tedesca è entrato in vigore un regolamento che proibisce ai proprietari di case di affittare stanze per brevi periodi, senza il permesso delle autorità.

Il provvedimento, pur non citandoli direttamente, colpisce il sito che consente di affittare appartamenti privati e i suoi concorrenti tedeschi, Wimdu e 9flats.

La nuova legge è stata varata per porre un freno alla scarsità di alloggi, dovuta al grande afflusso di stranieri nella capitale tedesca: nella Berlino che un tempo era nota per la grande abbondanza di case sfitte e i canoni estremamente bassi, i prezzi degli affitti, specie nei quartieri centrali, stanno rapidamente crescendo.

Nel terzo trimestre del 2013, gli affitti a Berlino sono saliti a 8,36 euro al metro quadro, con un incremento del 10% rispetto all’anno precedente, secondo i dati di Investitionsbank Berlin.

Come ha spiegato Matthias Brauner, portavoce del partito cristiano-democratico nel Land, “c’è grande scarsità di alloggi: a Berlino ci sono tra i 10 e i 20mila appartamenti per le vacanze, ma sono tutti concentrati nei distretti di Mitte, Prenzlauer Berg e Charlottenburg. Questa concentrazione così elevata ha un impatto notevole su queste aree”.

La nuova legge, riferisce il Financial Times, prevede un periodo di transizione di due anni e sarà applicata caso per caso: verranno previste eccezioni per l’affitto occasionale di una sola stanza, non dell’intero appartamento.

Airbnb ha replicato sottolineando che l’attività di affitto temporaneo delle stanze porta benefici economici: la compagnia ha recentemente vinto una battaglia legale simile con il comune di Amburgo.
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