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Nei primi due mesi del 2013 sono spariti in Italia quasi 10mila esercizi commerciali: tirando le somme alla conclusione del primo trimestre di quest'anno il bilancio potrebbe toccare 14mila attività cessate (si tratterebbe del dato peggiore degli ultimi 20 anni, mentre per fine anno il saldo negativo potrebbe toccare 60mila imprese, con la perdita di circa 200mila addetti).
A scattare la fotografia della crisi è l'osservatorio di Confesercenti-Anama che ha analizzato anche il problema dei negozi sfitti: in tutta Italia sono ormai 500mila le unità retail libere.
Sono sfumati in pratica 25 miliardi di canoni annui - fa presente l'osservatorio - e 6,2 miliardi di gettito fiscale (più dell'Imu prima casa, pari a circa 4 miliardi di euro).
Nel trimestre chiuderanno inoltre più di 9.500 tra bar, ristoranti e simili, mentre le nuove aperture sono state 3.181 (-25%), per un saldo finale negativo di 6.401 unità.
Analizzando la mappa delle chiusure del primo bimestre, i risultati peggiori si registrano nel Centro-Nord: 7.885 chiusure a fronte di 2.054 aperture.
Un po' meglio il Sud e Isole: 5.890 cessazioni e 1.938 nuove iscrizioni.
Tra i Comuni capoluoghi di Provincia, invece, la maglia nera va a Roma, con 553 chiusure per un saldo negativo di 392 unità.
Seguono Torino (306 cessazioni, saldo negativo di 231 unità) e Napoli, dove le attività commerciali che hanno abbassato la serranda sono state 238, per un saldo finale che ha visto scomparire 133 imprese.
La percentuale più alta dei negozi situati nei centri storici rimasti senza affittuario tocca a Cagliari, con il 31% dei negozi chiusi (quasi uno su tre). Seguono Rovigo (29%), Catania (27%) e Palermo (26%).
I dati sono relativi ai soli centri storici: nelle periferie il fenomeno è ancora più grave.
A fronte di questa situazione d'emergenza Confesercenti, dopo la giornata di mobilitazione nazionale del 17 marzo scorso, ha deciso di prosegue nella raccolta firme contro le aperture domenicali e in favore del “canone revisionabile”: una proposta di legge per riportare nell'alveo delle competenze regionali le normative su aperture e chiusure delle attività commerciali, e porre così un freno all'eccesso di liberalizzazioni.
Il numero di firme necessario per il successo dell'iniziativa è di 50mila e ad oggi ne sono già state raccolte più di 40mila.
La raccolta terminerà a fine aprile.
A scattare la fotografia della crisi è l'osservatorio di Confesercenti-Anama che ha analizzato anche il problema dei negozi sfitti: in tutta Italia sono ormai 500mila le unità retail libere.
Sono sfumati in pratica 25 miliardi di canoni annui - fa presente l'osservatorio - e 6,2 miliardi di gettito fiscale (più dell'Imu prima casa, pari a circa 4 miliardi di euro).
Nel trimestre chiuderanno inoltre più di 9.500 tra bar, ristoranti e simili, mentre le nuove aperture sono state 3.181 (-25%), per un saldo finale negativo di 6.401 unità.
Analizzando la mappa delle chiusure del primo bimestre, i risultati peggiori si registrano nel Centro-Nord: 7.885 chiusure a fronte di 2.054 aperture.
Un po' meglio il Sud e Isole: 5.890 cessazioni e 1.938 nuove iscrizioni.
Tra i Comuni capoluoghi di Provincia, invece, la maglia nera va a Roma, con 553 chiusure per un saldo negativo di 392 unità.
Seguono Torino (306 cessazioni, saldo negativo di 231 unità) e Napoli, dove le attività commerciali che hanno abbassato la serranda sono state 238, per un saldo finale che ha visto scomparire 133 imprese.
La percentuale più alta dei negozi situati nei centri storici rimasti senza affittuario tocca a Cagliari, con il 31% dei negozi chiusi (quasi uno su tre). Seguono Rovigo (29%), Catania (27%) e Palermo (26%).
I dati sono relativi ai soli centri storici: nelle periferie il fenomeno è ancora più grave.
A fronte di questa situazione d'emergenza Confesercenti, dopo la giornata di mobilitazione nazionale del 17 marzo scorso, ha deciso di prosegue nella raccolta firme contro le aperture domenicali e in favore del “canone revisionabile”: una proposta di legge per riportare nell'alveo delle competenze regionali le normative su aperture e chiusure delle attività commerciali, e porre così un freno all'eccesso di liberalizzazioni.
Il numero di firme necessario per il successo dell'iniziativa è di 50mila e ad oggi ne sono già state raccolte più di 40mila.
La raccolta terminerà a fine aprile.
È online il nuovo numero di REview. Questa settimana: Generali Real Estate: completato il Polo Logistico Piacenza da 470
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