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23 Aprile 2026
Nel marasma generale dell'attività parlamentare e di governo è paradossalmente più chiaro cosa non ci sarà nel disegno di legge di conversione del decreto Imu-Bankitalia, piuttosto che ciò che sarà presente.
Di sicuro non ci sarà la modifica delle aliquote massime applicabili dai comuni alla Tasi dal 2,5 al 3,5 per mille sulla prima casa e dal 10,6 all'11,6 per mille.
Il governo ha deciso la norma sarà contenuta in un emendamento al decreto Enti locali, l'ex salva Roma, salvato in corner dall'aula del Senato che, di fatto, ha respinto la netta bocciatura arrivata da parte della commissione Affari costituzionali del Senato.
Non è escluso che, dopo lo stop imposto d'autorità dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al salva Roma e dopo la gabola dell'aula contro il parere della commissione, il decreto venga pesantemente ripensato e modificato.
Se non proprio per convinzione almeno per decenza.
Poco male, comunque, per il governo: ogni decreto, ormai, è una sorta di omnibus.
Anche se l'Enti locali dovesse subire uno stop definitivo, un altro provvedimento d'urgenza di qualsivoglia natura in cui inserire la norma sulla Tasi non sarà difficile da trovare.
Anche al lordo di questa ulteriore complicazione l'armata Letta ha comunque colto due piccioni con una fava: ha stemperato un po' il clima arroventato che l'ipotesi di aumento della Tasi aveva creato, e si è guadagnato altro tempo rinviando la decisione finale sul tema.
Ciò che invece sarà presente nel ddl di conversione dipenderà ovviamente dagli esiti della discussione parlamentare.
Per ora, in tema immobiliare, l'articolo 1 abolisce il versamento della seconda rata dell'Imu per alcune tipologie di immobili che sono state oggetto d'esclusione della prima rata del tributo.
Per assicurare ai comuni un compensazione del minor gettito d'imposta è previsto dal comma 3 dell'articolo lo stanziamento di 2,164 miliardi per il 2013.
Il comma 5, inoltre, prevede un contributo a carico dei contribuenti del 40% in caso di maggiorazione di aliquota disposta dai comuni per gli anni 2012 e 2013: la cosiddetta mini-Imu.
I comuni beneficiari dovranno apportare le necessarie variazioni di bilancio entro il 15 dicembre 2013.
Il comma 1 dell'articolo 2 riguarda invece le modalità di finanziamento dello stanziamento.
In particolare viene aumentata al 128,5% la misura dagli acconti Ires e Irap per il periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2013 per gli enti creditizi, finanziari e assicurativi e per la Banca d'Italia.
In pratica si tratta di un prestito infruttifero forzoso a favore dello stato da parte degli istituti finanziari.
Nei confronti degli stessi soggetti il comma 2 prevede un'addizionale all'aliquota Ires dell'8,5%.
L'articolo 3 riguarda la dismissione di immobili pubblici.
Al fine di aumentare il valore degli immobili e di assicurare le entrate stimate, si consente all'acquirente dell'immobile pubblico di usufruire della possibilità di sanare irregolarità edilizie.
In pratica viene riesumato un vecchio condono voluto nel 1985 dal governo guidato da Bettino Craxi.
Nulla di trascendentale, ma è bastato il nome del leader socialista perché da più parti si gridasse allo scandalo.
Piuttosto fa specie che già nel 1985 si pensasse di risolvere i problemi dei conti con la vendita degli immobili di stato e che nel 2014, 29 anni dopo, si sia ancora alle prese con gli stessi problemi ipotizzando di risolverli nel medesimo modo.
Gli articoli seguenti riguardano invece più da vicino la trasformazione di Bankitalia in una public company.
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