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14 Aprile 2026
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La soluzione ai problemi del Paese per Nomisma dovrebbe passare per una pesante patrimoniale sulla ricchezza finanziaria.
L'idea, presentata nero su bianco nella newsletter di dicembre a firma del presidente Piero Modiano e del capo economista Sergio De Nardis, non è né originale né pare molto efficacie.
La “roba forte” sta se mai nelle cifre.
La società d'analisi bolognese, infatti, ipotizza di realizzare un prelievo una tantum del 10% sui patrimoni finanziari, e quindi liquidi, dei super ricchi.
Si tratterebbe del 10% della popolazione che, secondo i calcoli di Nomisma, detengono il 47,5% della ricchezza finanziaria, pari a 1.130 miliardi di euro.
Il gettito di 113 miliardi in 4 anni dovrebbe essere redistribuito sui meno ricchi, con effetti positivi in termini di incremento del Pil che, secondo le stime, sarebbero del 4,5% nel 2018.
Al di là delle considerazioni politiche o di equità economica e sociale, l'idea fa acqua da tutte le parti a cominciare dagli obiettivi che vorrebbe raggiungere.
La ricchezza finanziaria, in un mondo globalizzato e senza confini, soprattutto per quanto riguarda le transazioni in titoli e strumenti finanziari, è estremamente mobile e già di per sé difficile da individuare e quindi da tassare.
Inoltre il 10% della popolazione più ricca corrisponde verosimilmente anche al 10% della popolazione più potente del Paese.
Influente da un punto di vista politico e, soprattutto, con mezzi e conoscenze per avere al proprio servizio stuoli di esperti contabili, legali e finanziari in grado di sfruttare leggi, regolamenti e cavilli per sottrarre patrimonio all'imposizione fiscale in modo del tutto legale.
L'idea poi di riuscire a far pagare una botta da 113 miliardi in 4 anni appare quantomeno bizzarra.
Sempre per la facilità con cui la finanza internazionale trasferisce enormi masse di capitali da un Paese all'altro e in tempo reale, si può ipotizzare che la patrimoniale possa funzionare il primo anno.
Soprattutto se si riesce a inventare un sistema come quello ideato da Giuliano Amato nel 1992 che, a sorpresa e nottetempo, impose un prelievo forzose del 6 per mille sui conti correnti.
Dopo il primo anno, però, non è difficile prevedere che la massa tassabile tenderà a sparire.
E con il patrimonio tassabile si vaporizzerebbe anche la liquidità necessaria per pagare l'imposta.
Non per nulla le patrimoniali che funzionano meglio sono quelle sugli immobili: una casa non è immediatamente vendibile e nemmeno fisicamente trasferibile; si tratta cioè di un tipo di ricchezza facilmente individuabile e valutabile.
E l'Imu altro non è se non una patrimoniale permanente sul possesso di beni immobili.
Vi è infine un altro aspetto, che riguarda più la scienza delle finanze che non la pratica fiscale vera e propria.
Come scriveva Luigi Einaudi tra gli obiettivi delle imposte straordinarie sul patrimonio vi sono quello di ridare fiducia nel sistema e mutare la psicologia del contribuente.
La patrimoniale deve segnare cioè un punto di svolta, anche da parte della pubblica amministrazione e della classe dirigente: risistemati i conti del Paese con uno sforzo straordinario dei contribuenti (la patrimoniale appunto) la regolare gestione da quel punto in avanti deve tornare regolare ed efficiente e la leva fiscale deve tendenzialmente e progressivamente allentare la presa.
Senza questo presupposto la tassazione straordinaria sul patrimonio, sia esso finanziario o immobiliare, rischia di essere più dannosa che utile.
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